Andrea Zampi, l'autore del delitto in Regione

di Francesca Marruco

Da quando nel 2009 gli era stato revocato l’accreditamento per accedere ai fondi per la sua agenzia di formazione, Andrea Zampi non era più stato lo stesso. Divorato da una grave depressione, era stato anche ricoverato in ospedale per dei Trattamenti sanitari obbligatori. Per questi trascorsi gli era anche stato revocato il porto d’armi.

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La depressione Siamo nel 2009, l’azienda dei genitori di Andrea incassa la revoca dell’accreditamento che voleva dire molti soldi in meno. Poi nel 2011 l’azienda viene nuovamente accreditata. E lo era tutt’ora. La ‘Progetto Moda’ dei genitori di Andrea Zampi doveva essere sottoposta al normale controllo che viene effettuato di tanto in tanto per verificare che i requisiti con cui era stata ammessa, fossero ancora esistenti.

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Parla la madre «Non ha superato mai questo dispiacere – ha detto la madre al Tg2 – si è curato, si è curato sempre, stava meglio però dentro di lui covava sempre questo rancore però non abbiamo mai capito che potesse succedere una cosa del genere e siamo molto dispiaciuti perché ha ucciso due perosne. Mio figlio è morto ma ha ucciso due persone»

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L’intento suicida «Noi questo figlio lo abbiamo perso – racconta il padre Giancarlo – questa mattina è andato via, ci ha salutato. Gli ho detto dove vai? Si alzava sempre all’una. Mi ha risposto: vado a mettere a posto la macchina, ha lasciato una lettera. La pistola? Non lo so, non ce l’aveva: due anni fa quando fu ricoverato le aveva consegnate (emergerà poi che ne aveva acquistata una il giorno prima del duplice delitto, ndr)». «Questa – prosegue il padre – era una morte annunciata perché mio figlio aveva preso un tesserino, era diventato socio di una associazione in Svizzera per le “morti dolci” come vengono chiamate. Mi diceva: papà accompagnami in svizzera che la voglio fare finita».

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Il gesto di pietà Nei momenti concitati e folli in cui ha seminato terrore nel palazzo del Broletto a Perugia, ha anche risparmiato qualcuno. Un impiegato disabile ha raccontato di essersi trovato davanti all’omicida che impugnava la pistola. «Pensavo fosse un giocattolo – ha detto – ma l’uomo mi ha detto. Non ti preoccupare a te ti risparmio». A quel punto il giovane è riuscito ad entrare in uno degli uffici in cui molti dei suoi colleghi si erano chiusi per proteggersi dalla follia omicida.

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I biglietti deliranti «Gloria a Dio» ha scritto Zampi in uno dei tanti fogli che ha lasciato nell’ufficio delle due povere vittime. «Sono Dio! Mi avete rovinato e vi rovinerò tutti» urlava impugnando la pistola. Preghiere e disposizioni circa la sua cremazione le ha lasciate invece scritte in un biglietto lasciato in casa dei genitori. In tasca aveva anche un altro biglietto indirizzato alla madre: «Mamma ricordati che ti guardo, ci rivedremo quando saremo tutti in salute e giovani». Sei mesi fa gli era stata concesso il porto d’armi per uso sportivo. Ieri ha acquistato la semiautomatica con cui probabilmente aveva già deciso di uccidere degli innocenti.

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