di Enzo Beretta
Omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, dai motivi abbietti e futili e dall’età della vittima. E’ questa l’accusa che la procura di Perugia contesta a Renate Kette, 53enne albanese arrestata dalla polizia di Perugia per aver assassinato in via Oberdan l’anziana 72enne Danielle Claudine Chatelain. L’ipotesi di reato viene cristallizzata nel decreto di fissazione dell’interrogatorio di garanzia che si svolgerà nel carcere di Capanne lunedì mattina alle 8,30. Ad interrogare la donna, compagna della figlia della vittima, sarà il giudice per le indagini preliminari Lidia Brutti.
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«Vuoti di memoria» Secondo quanto si apprende in ambienti difensivi l’indagata, contrariamente a quanto già fatto davanti al pm Giuseppe Petrazzini, non si avvarrà della facoltà di non rispondere. «Mi è sembrata confusa e con alcuni vuoti di memoria», è stato il commento dell’avvocato Saschia Soli che stamani l’ha incontrata dietro le sbarre. L’interrogatorio di garanzia si svolgerà dunque con 24 ore di anticipo rispetto all’autopsia, in programma per martedì mattina. Il consulente della procura sarà il dottor Sergio Scalise Pantuso, lo stesso medico che sabato ha eseguito il sopralluogo nell’appartamento al primo piano di via Oberdan, al civico 50, mentre l’indagata ha nominato Antonio Galzerano.
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Il movente del delitto Nei prossimi giorni una squadra speciale della polizia scientifica tornerà sul luogo del crimine per ulteriori rilievi. Intanto la squadra mobile, coordinata dal vicequestore Marco Chiacchiera, ipotizza il movente dell’omicidio: secondo gli investigatori Danielle avrebbe invitato l’assassina a lasciare la casa in cui era rimasta a vivere anche dopo la morte dell’amica (deceduta a febbraio per una malattia) e avrebbe reagito in maniera violenta all’anziana.
Rapina alle Poste Sembra che Danielle sia stata afferrata per i capelli e malmenata dalla stessa albanese che poi ha chiamato il 112. La polizia l’ha arrestata in via Oberdan, in flagranza di reato, nell’appartamento in cui si trova anche un tempietto ebraico lasciato dalla comunità al marito della vittima, deceduto anni fa. Renate Kette è già conosciuta dalle forze di polizia e dai tribunali per reati contro il patrimonio, rapine (una commessa a mano armata in un ufficio postale della città) e per fatti di droga.
