La madre con gli avvocati Donati e Maori

di Fabio Toni

«Mio figlio aveva appena 16 anni e una vita davanti. Sì, sono contenta per la condanna anche se niente potrà restituirmi Ovidio. Stare qui, anche oggi, è stato veramente difficile. È un dolore che si rinnova ogni volta e che mi accompagnerà per sempre». Il giudice Pierluigi Panariello ha appena letto il dispositivo e Florentina Stamulis, madre di Ovidio, trattiene a stento le lacrime. Il patrigno Pietro Cesarini, presente in aula, è stato condannato con rito abbreviato a 30 anni di reclusione per l’omicidio commesso il 5 ottobre del 2012 a Pietrafitta.

Sentenza Il giudice per l’udienza preliminare ha sostanzialmente accolto le richieste formulate in aula dal pm Francesco Novarese. Pietro Cesarini è stato condannato a 30 anni per l’omicidio di Ovidio mentre è stato assolto dalle accuse legate ai presunti maltrattamenti in famiglia e alle violenze sessuali perpetrate nei confronti dell’ex moglie. Il gup, da un lato, non ha riconosciuto le attenuanti generiche mentre, dall’altro, ha escluso l’aggravante dei futili motivi invocata dall’accusa.

Le aggravanti Due le aggravanti riconosciute: l’aver agito con crudeltà e il rapporto d’affinità con la vittima. Il tribunale ha anche stabilito 200 mila euro di provvisionali nei confronti delle parti civili, assistite dagli avvocati Donatella Donati e Luca Maori: 150 mila euro per l’ex moglie Florentina e 50 mila per il figlio naturale dell’omicida, di appena 9 anni.

Il figlio minore Quest’ultimo, ha detto l’avvocato Donatella Donati in uno dei passaggi più drammatici della sua arringa, «da quel tragico giorno, non ha voluto più sapere nulla di suo padre. Qualche tempo fa – ha raccontato il legale – a scuola l’insegnante aveva chiesto a ogni alunno di disegnare la propria famiglia. Lui, il piccolo A., aveva raffigurato sé stesso, la mamma, il cagnolino e una bara bianca. Non il padre. E quando gli è stato chiesto come mai, lui ha risposto: ‘Chi uccide va in carcere’».

La difesa Nella sua arringa, l’avvocato Francesca Massi – difensore di Pietro Cesarini – ha parlato di «delitto efferato», commesso però «non da un mostro né da una persona malvagia». Il legale ha sottolineato come tutte in tutte le dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti, non sia emerso «alcun aspetto negativo sulla personalità di Cesarini. La tragedia – ha aggiunto – si è consumata in un clima di esasperazione, fatto di rapporti pessimi che andavano avanti ormai da tempo». Di fronte alla condanna, l’avvocato Massi ha sottolineato come siano «cadute tutte le accuse di violenza sessuale e maltrattamenti emerse successivamente all’omicidio». L’ipotesi-appello verrà valutata «solo dopo aver letto le motivazioni del giudice».

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