di Fra. Mar.
Pawel Lozinski era stato ucciso il 5 settembre del 2012 a Foligno. L’uomo era stato ucciso durante una colluttazione da Radzi Useini con ben 44 colpi di cacciavite. La condanna emessa in primo grado in abbreviato dal gup Luca Semeraro a 18 anni di carcere, è stata adesso riformata dalla corte d’Assise d’Appello di Perugia che ha escluso l’aggravante della premeditazione e lo ha condannato a 14 anni.
Ridotto risarcimento La Corte ha dunque accolto il motivo d’appello degli avvocati Massimiliano Sangro e Anacleto Aliveti, riducendo anche l’importo risarcitorio alla parte civile da 400.000 a 340.000 euro. Anche il procuratore Giancarlo Costagliola ha chiesto alla corte l’esclusione dell’aggravante della premeditazione.
Le confessioni L’imputato rese due confessioni durante le indagini. La prima volta lo fece nel giorno dell’omicidio in caserma a Foligno, poco dopo essere stato arrestato. Poi lo stesso racconto lo fece nuovamente in aula: dicendo di essersi ravveduto e di non essere più in preda alla droga, aveva affermato di essersi reso conto di aver fatto una cosa gravissima e di essersi pentito.
La versione mai creduta In precedenza l’imputato aveva provato a dire che il responsabile dell’omicidio era una terza persona: un tale Omar, che, secondo il suo racconto aveva prima ucciso Pawel, poi chiuso lui prima nel bagno del negozio e poi dentro il negozio stesso. Ma nessuno aveva mai creduto a questa ricostruzione. Per molteplici motivi e risultanze investigative, non ultima quella che lo stesso Useini aveva detto a più persone nei giorni precedenti di volerla far pagare a Lozinsky per una storia che riguardava la sua fidanzata, anni prima fidanzata anche della vittima.
Il movente «Gli ho detto – aveva raccontato Radzi al pm -: ma non ti vergogni di averla fatta drogare e poi di aver approfittato di lei? Lui mi ha detto di no, e io non ci ho visto più, l’ho colpito con due pugni e un calcio. Lui è caduto a terra, a quel punto ho preso due cacciaviti e l’ho colpito più volte». Era stata poi la stessa fidanzata a confessare che Radzi si era portato le siringhe già pronte con la cocaina dentro e, stando a quanto riferito dall’unica persona presente quando le ha preparate, in quella destinata al ragazzo che sarebbe morto di lì a poco, c’era più cocaina che nella sua.
L’intenzione annunciata alla ragazza Alla fidanzata, prima di salutarla nell’albergo di Foligno in cui avevano trascorso la notte, aveva annunciato di volersi vendicare del giovane polacco che anni prima aveva avuto una storia con lei. Una storia, secondo quanto riferito dall’assassino e confermato dalla giovane, durante la quale aveva fatto drogare la ragazza per ottenere da lei prestazioni sessuali più spinte. Ma in appello la premeditazione è stata esclusa.
