di Massimo Colonna

Dieci anni e otto mesi per l’omicidio volontario di Oltjan Nela. Questa la condanna emessa con la formula del rito abbreviato dal giudice Simona Tordelli a carico di Marjel Mjesh, il ventenne di nazionalità albanese, che nella notte tra il 7 e l’8 dicembre scorso, ha accoltellato il connazionale ventunenne Nela dopo una serata passata in discoteca a Borgo Bovio (Terni). Il colpo di fendente è risultato fatale alla giovane vittima deceduta due giorni dopo in ospedale. Le indagini erano state portate avanti dagli agenti della squadra mobile della questura di Terni, diretti dal vicequestore aggiunto Alfredo Luzi.

La decisione La lettura del dispositivo da parte del giudice per l’udienza preliminare è arrivata dopo quasi un’ora di camera di consiglio, nel primo pomeriggio di giovedì nelle aule al terzo piano del tribunale di Terni. Dunque condanna a dieci anni e otto mesi per il giovane albanese per omicidio e porto abusivo di arma, con una riduzione rispetto a quanto chiesto dalla procura e la disposizione di una provvisionale trecentomila euro per i famigliari della vittima. Il pm Raffaele Pesiri infatti al termine della sua requisitoria aveva chiesto una condanna a 16 anni, mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Massimo Proietti, nella sua arringa puntava sull’esclusione del concetto di rissa dai fatti avvenuti (lettura confermata dal giudice che per il reato di rissa ha assolto il condannato e gli altri due imputati) e sull’omicidio preterintezionale (che invece non è passato nella sentenza). Alla fine, nel computo degli anni, il giudice ha fatto prevalere le attenuanti generiche sull’aggravante dei futili motivi. Elemento questo che ha portato ad un abbassamento del numero degli anni di condanna.

L’accusa di rissa Il procedimento riguardava anche altri due giovani imputati per rissa e per lesioni. L’accusa di rissa è caduta per tutti, mentre per uno dei due è arrivata la condanna per lesioni ad un anno e quattro mesi. Al momento della lettura della sentenza erano presenti sia i genitori di Nela, costituitisi parte civile nel procedimento insieme ai fratelli della vittima e rappresentati dai legali Francesco Mattiangeli e Giovanna Scarcia, che la sorella e la cugina di Mjesh.

Gli avvocati «L’impianto accusatorio ha retto – ha spiegato al termine dell’udienza l’avvocato Mattiangeli per la parte civile – anche perché è caduta l’ipotesi della legittima difesa e si è mantenuto l’omicidio volontario lasciando cadere l’ipotesi del preterintenzionale. Per quanto riguarda la pena il giudice ha deciso di far prevalere le attenuanti generiche sull’aggravante dei futili motivi». «La sentenza è corretta ed equilibrata – ha spiegato l’avvocato Proietti – e ritengo possa essere migliorata in appello. Anche la pena di dieci anni e otto mesi è assolutamente soddisfacente per noi, sono state riconosciute prevalenti le attenuanti generiche su quelle aggravanti e ci ha permesso di raggiungere lo scopo che ci eravamo prefissati seppur nell’ambito del rito abbreviato che come noto ha minori margini di difesa».

Twitter @tulhaidetto

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