di Francesca Marruco
Mentre all’istituto di medicina legale di Perugia sono in corso lo autopsie sui cadaveri di Maria Raffaelli e Sergio Scoscia, madre e figlio ammazzati nel loro casolare di Cenerente forse per difendere il loro piccolo tesoro di qualche migliaio di euro e qualche monile d’oro, gli uomini della squadra mobile hanno setacciato nuovamente il cantiere da cui provengono il martello con cui è stato ucciso l’ex orafo e hanno ripercorso il campo che lo separa dal casolare del duplice delitto.
Piste aperte In cerca di una traccia o di uno spunto che faccia quadrare tutti i pezzi del puzzle. Perché di pezzi ce ne sono. Ma non incastrano bene l’uno con l’altro. Non tutti almeno. In qualsiasi modo la si provi a leggere, ce n’è qualcun che resta fuori. E allora bisogna disfare tutto, rimettere tutti quelli che si hanno in fila, e aspettare che saltino fuori anche quelli mancanti.
Importanti i risultati delle autopsie Un primo pezzo ancora mancante potrebbe essere proprio quello del risultato delle autopsie. Se, come sembra, l’anziana fosse morta un’oretta prima del figlio, vorrebbe innanzitutto dire che i presunti ladri in casa ci sono rimasti parecchio. Importante stabilire anche quante e a che distanza sono state inferte le martellate all’ex orafo Sergio Scoscia.
Perché tante martellate? E’ dai dati oggettivi infatti che gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Claudio Cicchella devono ripartire per provare a immaginare cosa sia successo in quel casolare affacciato lungo la strada che va da Cenerente a Capocavallo. E allora, se come sembra, Sergio è stato torturato con una mazzetta da carpentiere e non è stato ucciso con colpi in rapida sequenza, un motivo deve esserci. Qualcuno voleva farsi dire qualcosa da lui? O volevano solo che soffrisse con tutte quelle feroci martellate alla schiena? In casa, stando a quanto dicono i familiari che hanno anche ritrovato i corpi non mancherebbe nulla.
La cassaforte intatta Nulla. La cassaforte, non particolarmente difficile da aprire, è rimasta intatta al suo posto. Dentro un tesoretto di qualche migliaio di euro, messo da parte dall’anziana per il suo funerale. Il resto della casa a soqquadro, un disordine che a qualche inquirente è sembrato anche troppo. Che i presunti ladri abbiano provato a farsi aprire quella cassaforte prima dalla madre e poi dal figlio? Che abbiano lasciato perdere quando sono morti entrambi?
Indagini serrate Domani, sospetti e dubbi che in queste ore guidano un nutrito gruppo di poliziotti che ha l’obbligo di fare bene e presto. E allora non c’è spazio per letture affrettate, e si usa tutto il tempo a disposizione per ricontrollare tutto. A partire dal luogo del delitto, continuamente definito particolarmente complesso, fino al cantiere edile di fronte al casolare, che, in qualsiasi modo, appare uno snodo obbligato della vicenda.

