di Mas. Col.

Condannato a 30 anni. Questa la sentenza emessa dal giudice del tribunale di Terni Massimo Zanetti a carico di Andriy Halan, l’assassino 44enne di nazionalità ucraina che ha ucciso Sandro Bellini, 53enne ternano. La pubblica accusa, rappresentata in aula dal pubblico ministero Tullio Cicoria aveva chiesto l’ergastolo. La sorella di Bellini dopo la sentenza ha commentato: «Sono contenta che resti in galera ma vorrei che mio fratello fosse vivo. Ha rovinato la mia famiglia a cui ha provocato una sofferenza atroce, ma si è anche rovinato la vita da solo, la sua e quella sella sua famiglia. Mi dispiace veramente anche per lui ma mio fratello non c’è più».

La decisione La lettura della sentenza è arrivata intorno alle 14 di giovedì pomeriggio al terzo piano del tribunale di Terni. Halan è stato così condannato a 30 anni di reclusione con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, ossia la gelosia, e per danneggiamento (danneggiamento seguito da incendio, accusa che è arrivata per via delle rivisitazione della accusa originaria di incendio) e occultamento di cadavere. Esclusa così l’aggravante della crudeltà, non concesse le attenuanti generiche. In più condanna a versare una provvisionale di 100 mila euro in favore della sorella di Sandro Bellini, Claudia, parte civile rappresentata dall’avvocato Renato Chiaranti. Per l’ucraino anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Le reazioni Durante la fase di discussione prima della camera di consiglio la procura aveva chiesto il massimo della pena, mentre la difesa, rappresentata dai legali FRancesco Mattiangeli e Bruno Capaldini, ha chiesto che il reato contestato passasse da omicidio volontario premeditato a concorso anomalo in omicidio. Anche perché nel procedimento l’imputato ha sempre sostenuto di non aver ucciso lui la vittima. «Siamo moderatamente soddisfatti – ha spiegato l’avvocato Chiaranti di parte civile – per la forma giuridica presa dal procedimento (il rito abbreviato, ndr)». «Sono contenta – ha spiegato Claudia, la sorella della vittima – che il responsabile resti in galera ma vorrei che mio fratello fosse vivo. Purtroppo mio fratello non c’è più. L’assassino ha rovinato la mia famiglia a cui ha provocato una sofferenza atroce, ma si è anche rovinato la vita da solo, la sua e quella sella sua famiglia. Mi dispiace veramente anche per lui, ma mio fratello non c’è più». «Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza – spiegano i difensori Capaldini e Mattiangeli – ma possiamo già dre che ci muoveremo per presentare istanza di appello».

@tulhaidetto

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