Un altro processo per Amanda Knox. Mentre il 24 novembre prossimo inizierà quello d’appello per la statunitense condannata a 26 anni di carcere per l’omicidio di Meredith Kercher, l’americana oggi è stata rinviata a giudizio per calunnia nei confronti di sette poliziotti e un interprete. La calunnia riguarda le dichiarazioni di Amanda sulle modalità dell’interrogatorio nel quale la giovane ammise di essere stata presente nella casa di via della Pergola la notte dell’omicidio accusando il congolese Patrick Lumumba, dichiarazioni poi smentite dalla stessa Amanda Il processo inizierà il prossimo 17 maggio di fronte al giudice monocratico di Perugia.
Amanda respinge le accuse La ragazza, apparsa molto dimagrita, era oggi presente in aula di fronte al gip Matteini come testimonia il video realizzato da Umbria24.it. Con indosso un maglione verde e pantaloni scuri la ragazza ha accennato appena un sorriso al patrigno, Chris Mellas, prima di entrare in aula per respingere ogni addebito nei suoi confronti. «Non ho mai voluto offendere – ha detto – o calunniare nessuno. Ribadisco di avere solo cercato di difendermi. Ho solo esercitato un mio diritto». Nessun commento invece è arrivato dopo la lettura della decisione del gup. Ai suoi difensori, gli avvocati Carlo Dalla Vedova e Luciano Ghirga che ne avevano chiesto il proscioglimento, la Knox è apparsa amareggiata.
Presentate nuove memorie All’appuntamento di oggi i legali della Knox e quelli della famiglia Kercher si sono presentati con nuove memorie. I legali della Knox hanno ribadito la richiesta di nuove perizie sulle tracce genetiche al centro dell’indagine. A loro avviso infatti ci sono stati «omissioni ed errori tecnici», mentre è insussistente qualsiasi movente. Di «moltissimi errori» nelle indagini hanno parlato nei loro documenti anche Giulia Bongiorno e Luca Maori, difensori di Raffaele Sollecito. I due hanno anche richiesto una perizia della Corte sul pc sequestrato a casa di Sollecito e al quale il pugliese si sarebbe trovato mentre l’inglese veniva uccisa. Secondo i legali della famiglia Kercher invece, Maresca e Perna, l’impianto accusatorio si dimostra valido: «Si deve confermare – hanno detto – la partecipazione degli imputati a tutti i fatti».
