di Enzo Beretta
Terrorismo, criminalità organizzata, droga. Sono questi i fronti aperti della Giustizia in Umbria di cui si è parlato stamani in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. In un passaggio del proprio intervento il procuratore generale Fausto Cardella ha detto di «non sottovalutare alcuni recenti indicatori della presenza di Cosa Nostra». «Nel nostro distretto – ha spiegato – sono operative proiezioni delle organizzazioni mafiose tradizionali, soprattutto di matrice ‘ndranghetista e camorrista. Ma non sottovalutiamo i siciliani». Stando alle ultime inchieste le mafie, agevolate dalla crisi economica, sono riuscite a infiltrarsi in alcuni settori dell’economia legale utilizzando i bilanci delle imprese come lavatrici per ripulire il denaro sporco. E’ successo nell’edilizia, nella gestione dei rifiuti e nella ristorazione. Nella nostra regione – è stato sottolineato – «manca un vero e proprio radicamento delle consorterie» anche grazie al «comportamento virtuoso dei cittadini che si fidano dello Stato e denunciano».
LA FOTOGALLERY DELLA CERIMONIA DI FABRIZIO TROCCOLI
Il pericolo dei «lupi solitari» Un altro aspetto che preoccupa è rappresentato dai «lupi solitari» ossia jihadisti che «spesso vivono in condizioni di disagio sociale o hanno criticità psichiche». Sono loro i destinatari dei messaggi mediatici targati Isis e «la propaganda può esercitare una considerevole presa». «Non si uniscono alla lotta in Siria o in Iraq – ha spiegato il Pg – ma possono preparare attacchi terroristici nei loro Paesi per adempiere al progetto dello Stato Islamico. L’Umbria – sono le parole di Cardella – è potenzialmente soggetta a questo rischio che oggi sembra prevalere su quello costituito da tradizionali formazioni estremistiche di diverso segno ideologico. Tuttavia viene effettuata una discreta ma attenta sicurezza».
Droga e sicurezza Nel corso della cerimonia – presieduta dal vertice della Corte d’appello, Mario Vincenzo D’Aprile – si è anche parlato del problema droga e del «sistema di affitti» a Perugia che in maniera «destabilizzante» ne ha favorito l’espansione: per posti letto in angusti monolocali o garage del centro storico i pusher erano in grado di pagare cifre elevatissime che hanno sovvertito il mercato immobiliare. In ogni modo negli ultimi anni sono diminuiti gli arresti per spaccio e le morti per overdose (23 nel 2011, 9 nel 2016). Gli spacciatoti sono andati via dal ‘salotto buono’ e la loro presenza nei quartieri di periferia provoca episodi di microcriminalità che, «seppur estremamente fastidiosa rimane entro limiti tali da non pregiudicare l’ottimo livello di sicurezza e vivibilità della città».
Allarme giovani Il problema della droga riguarda, inevitabilmente, anche i più giovani. Non soltanto quelli che ne fanno uso ma anche i minorenni che spacciano. Secondo i dati forniti sono 56 i minori responsabili di spaccio, reato che secondo la Procura «continua a suscitare il maggiore allarme sociale: il consumo fa da sfondo a molti altri reati». Quello in cima alla classifica dei minori rimane comunque il furto (101 indagati, per lo più nomadi). «La cessione di droga – è spiegato nella relazione – non è più mercato esclusivo di tunisini o marocchini ma anche di albanesi, romeni o minori nati in Russia o Repubblica Dominicana e residenti in Italia. Stesso discorso per i furti che per anni hanno visto prevalentemente impegnati i minori rom ma che da tempo vede attivi somali, marocchini, algerini, kosovari, spessissimo in concorso con italiani. La sensazione è che non si tratti più di ‘reati del bisogno’ ma che tale devianza abbia come causa principale la necessità per il giovane di uniformarsi al gruppo (sempre più eterogeneo e multietnico) per avere smartphone, abiti firmati e soldi per comprare alcol o droga». Nei casi più gravi di «violenze sessuali non occasionali, spaccio abituale, rapine, estorsioni e furti» la linea del procuratore Giovanni Rossi e del sostituto Flaminio Monteleone è quella di chiedere misure cautelari «concepite non solo in termini di prevenzione ma anche come occasione per l’avvio di processi maturativi e responsabilizzanti».
Tribunale civile di Perugia Aumentano le cause civili ordinarie (da 9.893 a 10.790) ma diminuiscono le pendenze relative alle cause di divorzio (da 319 a 162) e separazione (da 557 a 272). Meno anche le cause di lavoro (da 1.923 a 1.548).
Tribunale penale di Perugia Alla data del 30 giugno 2016 nella sede di via XIV Settembre presieduta da Gaetano Mautone la pendenza dei procedimenti dibattimentali è aumentata, sia per quelli collegiali (da 397 a 427) che per i monocratici (da 7.017 a 8.113).
Tribunale civile di Terni Nel settore delle procedure fallimentari diminuiscono le iscrizioni, «conseguenza di molteplici fattori riconducibili anche alle condizioni critiche di cui risente il tessuto industriale del circondario, ormai irrigidito».
Tribunale penale di Terni Cresce il numero dei fascicoli pendenti «a fronte dell’aumento dei procedimenti attivati su impulso della Procura, del 30 per cento circa».
Tribunale civile di Spoleto La durata media dei procedimenti civili è «nettamente migliorata» ma la «necessità di abbattere l’arretrato ha spesso compromesso l’auspicato contenimento nei tre anni della durata massima delle cause».
Tribunale penale di Spoleto All’ufficio gip/gup si registra un rilevante aumento della pendenza dei procedimenti a carico di noti (da 2.701 a 5.482) e ignoti (da 2.237 a 4.322).
Tribunale civile per i minorenni Cresce il numero dei fascicoli sopravvenuti ma solo per i procedimenti di responsabilità genitoriale, ‘altri procedimenti’ e ‘amministrativi’.
Tribunale penale per i minorenni «Eccellente» il tempo medio di definizione dei processi in dibattimento: «nettamente inferiore all’anno» e «ottima» la situazione del settore gip/gup dove il numero dei procedimenti definiti al gip è «praticamente identico a quello dei sopravvenuti».
Tribunale di sorveglianza «Elevati livelli di produttività» a Perugia e Spoleto: 2.771 provvedimenti collegiali su richieste di misure alternative alla detenzione, con una percentuale di decisioni favorevoli di circa il 40 per cento. La pendenza è diminuita. A Spoleto l’organico è stato recentemente aumentato di un’unità e «si può prevedere, già nel prossimo futuro, un notevole miglioramento della situazione».
Procura di Perugia L’ispezione ministeriale non ha evidenziato «criticità patologiche». Le riforme sulla depenalizzazione di alcuni delitti hanno comportato una diminuzione delle notizie di reato (433 procedimenti depenalizzati inoltrati a Inps e Prefettura). Il procuratore Luigi De Ficchy si lamenta per la «singolare pianta organica dei cancellieri: 12 per 14 magistrati». E poi gli spazi sono «totalmente inadeguati» sia per gli addetti ai lavori che per gli utenti. Le stanze sono piccole e la vecchia struttura in via Fiorenzo Di Lorenzo necessita di manutenzione. Gli ingressi, poi, non sono presidiati da forze di polizia ma da addetti di una cooperativa che non hanno alcun titolo per perquisire nessuno neppure laddove vengano notate armi attraverso lo scanner bagagli o il metal-detector.
Procura di Terni «Le unità effettivamente presenti di personale amministrativo sono 29, con una carenza di organico del 25 per cento». E’ quasi completato l’accorpamento degli uffici giudiziari di Orvieto e si combatte con la «complicata sistemazione» degli archivi. Perplessità sul fronte sicurezza: in Palazzo Gazzoli infatti «insistono anche locali destinati ad attività culturali del Comune di Terni, con accessi aperti al pubblico che amplificano le criticità del controllo dei varchi».
Procura di Spoleto Con la riforma sulla geografia giudiziaria è triplicata l’utenza (da 80.795 abitanti a 219.651), più 172 per cento, con un pm ogni 54.791 abitanti. Le piante organiche di magistrati e cancellieri sono rimaste le stesse fino al 1° dicembre: ora il procuratore Alessandro Cannevale è affiancato da cinque sostituti (fino a poco fa erano 4 in tutto). L’arrivo di nuove ‘forze’ aumenterà le criticità logistiche e si dovrà inevitabilmente ricorrere a «soluzioni di fortuna ancor meno decorose e idonee delle attuali».
