La richiesta delle rete di penale sull'ingiunzione di sfratto

di Francesca Marruco e Maurizio Troccoli

Gli chiedono 92.960 mila euro a fronte di 2.275 di affitto non pagato. Una cifra a dir poco esorbitante quella sottoposta a un cassintegrato di Castiglione del Lago, reo di non aver corrisposto alcuni canoni di mensilità dell’affitto nell’anno 2009. E l’istanza, in cui gli avvocati dei proprietari dell’immobile chiedono di convalidare l’intimato sfratto per morosità e di emettere un decreto ingiuntivo di pagamento per circa 98 mila euro, verrà discussa martedì mattina al tribunale civile di Perugia.

LA VIDEOINTERVISTA. CLAUDIO SI RACCONTA

La scrittura privata La cifra astronomica è stata calcolata in base ad una scrittura privata che l’uomo ha sottoscritto davanti ad un legale di Castiglione del Lago, in cui si dice che «le parti convenivano una rateizzazione del debito pregresso, fissando al contempo, una penale di 10,00 euro “per ogni giorno di ritardo accumulato in relazione alle singole rate”». In base a questa scrittura privata dunque, che il signor Claudio ammette di aver firmato «perché in fortissima difficoltà, come facevo con due figli? Se non firmavo mi buttavano fuori di casa», a fronte del debito di 2.040 euro gliene vengono chieste ora 92.960.

Il racconto Roba da far tremare i polsi. Lo racconta il signor Claudio a Umbria24 «Io ho accumulato questo ritardo nei pagamenti per i problemi con il lavoro. Con 600 euro di cassintegrazione come si fa a mandare avanti una famiglia di quattro? Ma quello che è peggio è che con questa richiesta mi hanno tolto la dignità. Inoltre per cinque anni io ho pagato anche la corrente elettrica degli spazi comuni del condominio, che appartiene alle proprietarie del mio appartamento, per cui devono qualcosa anche a me».

Penale esorbitante E’ per questo che, racconta ancora Claudio, paga la prima rata dopo la scrittura privata e poi aspetta che i conti vengano rifatti. Nel frattempo la situazione economica peggiora, fino al terribile epilogo di questi giorni, con la richiesta di pagamento di una penale esorbitante. Penale che, in caso di morosità nel pagamento dell’affitto, la legge italiana prevede comunque. Ovviamente con cifre commisurate all’entità del canone.

I conti Invece secondo i conti fatti dal legale delle proprietarie dell’immobile, come sta scritto nell’atto,  gli vengono chiesti: «10.650 euro per la rata del 31.01.2010, 10.370 euro per quella del 28.02.2010, 10.060 per la rata del 31.03.2010, 9.760 per la rata del 30.04.2010», e così via fino ad arrivare a più di 92 mila euro.  Cui vanno aggiunte altre 3.915 euro di canoni non pagati negli anni 2011 e 2012.

La denuncia al Sunia Il signor Claudio, cassintegrato, unico reddito di una famiglia di quattro persone, dopo la disperazione per l’atto ricevuto, la scorsa settimana ha deciso di rivolgersi al Sunia, il sindacato unitario degli inquilini italiani. «Quando è arrivato qui da noi – racconta la segretaria Cristina Piastrelli a Umbria24 – ci ha confidato di aver pensato di farla finita, di andare dritto in una curva, ma noi abbiamo preso in carico la sua situazione e lo aiuteremo a risolvere la situazione».

Il caso in tribunale Adesso la palla passa al giudice del tribunale civile di Perugia, che dovrà decidere se accogliere l’istanza presentata dai legali delle proprietarie dell’appartamento, o, come il signor Claudio si augura, rigettarla e liberarlo dall’incubo di dover pagare tutti quei soldi a fronte di un debito infinitesimamente più piccolo.

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