Un agriturismo in Umbria (foto F.Troccoli)

di En.Ber.

Una tariffa intermedia tra la famiglia privata e l’attività commerciale è quella che d’ora in avanti dovranno pagare, sui rifiuti, i titolari degli agriturismi d’Italia. Lo stabilisce una sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione a cinque agricoltori di Corciano usciti vincitori dal braccio di ferro con il Comune. «Il Comune aveva applicato ai miei clienti lo stesso importo della Tari che pagano gli alberghi – spiega l’avvocato Stefano Goretti che ha vinto la causa – ma l’attività dell’imprenditore commerciale è diversa rispetto a quella di un imprenditore agricolo. L’obiettivo del secondo non è esclusivamente legato al lucro».

Le parole del legale Spiega il legale: «Ci sono differenze normative e di filosofia, spesso attraverso gli agriturismi vengono recuperati vecchi casolari abbandonati e anche in questo modo viene sostenuto il comparto agricolo». Il Tar, prima, e il secondo grado dei giudici amministrativi, poi – riferisce Goretti – hanno modificato la tassazione stabilendo che l’equiparazione con gli hotel non è possibile. E’ stato stabilito un principio innovativo per la Tari: una tariffazione intermedia tra la famiglia che lì dimora e l’attività commerciale. «In questo modo i giudici hanno dato l’input al Comune di Corciano che dovrà uniformarsi – conclude l’avvocato Goretti -. Sono molto soddisfatto per il risultato ottenuto, questo principio ovviamente varrà in tutta Italia. L’applicazione di questa nuova tariffazione è anche una questione di ragionevolezza».

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