di Marta Rosati

Sono le due del pomeriggio e fuori c’è il sole, Carlo esce dal palazzetto a fumare una delle sue 20 sigarette quotidiane (quando va bene) e scherza subito con due giovani volontari; ha 79 anni e la voglia di parlare, la sua routine è stata interrotta, spazzata via dalle violente scosse di terremoto che dal 24 agosto colpiscono insistentemente il  Centro Italia, quelle che gli hanno fatto crollare parte del soffitto costringendolo a lasciare casa, come tutti. Come va? «Bene, qui c’è pure troppo». Certo, la macchina dell’emergenza funziona alla grande e lui per rispetto non vorrebbe farsi vedere triste ma nessuno nelle tende collettive o negli altri locali adibiti a dormitorio e refettorio ha più la sua libertà e se manca qualcuno a tenerti la mano si fa più pesante. È solo? «Siamo io e Carlo» scherza di nuovo, poi non regge e con gli occhi colmi di lacrime racconta di una moglie salita in Paradiso quattro anni fa e di figli in giro per il mondo che non si fanno vivi.

CASCIA SPETTRALE: FOTOGALLERY

Terremoto Centro Italia Storie di anziani come quella di Carlo, nel palazzetto di Cascia ce ne sono probabilmente molte altre, qualcuna gravata da problemi di salute. L’ultima scossa forte registrata risale alla notte tra mercoledì e giovedì. Paura? «Si sono messi tutti ad urlare – racconta – e nel palazzetto c’è un rimbombo pazzesco, ho detto state calmi ormai lo sapete che è. Io non sono più spaventato, ho pensato ‘dall’agosto scorso sono sopravvissuto a tre terremoti’, andrà bene pure stavolta». In paese però c’è anche chi, come può, non rinuncia alla propria libertà e piuttosto che dormire nei locali comuni se ne sta in macchina col marito; è il caso di Nicoletta che ha lasciato le sue due figlie di 6 e 12 anni nel camper con sua madre. Nella casa ormai inagibile era in affitto: «Ma là dentro c’è la mia vita, i miei mobili ma è un disastro e sono così confusa che, quando un vigile del fuoco mi accompagna per prendere qualcosa, difficilmente riesco a prelevare quello che mi serve, non ce la faccio».

Ragazzi e bambini In macchina dorme anche Aurora, 24 anni, laureatasi lo scorso anno a Perugia in logopedia e con un lavoro ad Ascoli; originaria di Cascia, è innamorata del suo paese dove vive la madre. La sua storia ha dell’incredibile: «Sono voluta tornare a tutti i costi, anche perché ho il fidanzato a Norcia e se penso alla mattina del 30 ottobre ho i brividi. Lui doveva aprire la sua cioccolateria in centro, lo ha salvato l’ora legale, nel suo negozio è crollato tutto». Non c’è solo questo, Aurora è tornata nella terra di Santa Rita con un progetto: «Volevo fare il tirocinio volontario, ho speso 900 euro di assicurazione annuale e ora mi ritrovo con l’ospedale inagibile». Anziani, madri e padri di famiglia e giovani già genitori, nel campo ci sono anche bambini e la vita è sensibilmente cambiata anche per loro; stare nelle tende, a nessuno sembra una villeggiatura, di fronte a tanta devastazione la spensieratezza fatica a emergere anche nei più piccoli. Sono cresciuti in fretta, sono ben consapevoli della loro condizione e del pericolo; per questo quando una mamma ne riunisce una decina per farli socializzare disegnano case senza muri. Su uno degli elaborati è comparso un piccolo gufo, sopra c’era scritto ‘Se sei il terremoto non entrare’.

@martarosati28

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