I soldi della 'ndrangheta riciclati a San Marino

di Ivano Porfiri

E’ finito in manette Domenico Macrì detto «Micuccio», residente a Città di Castello, nell’ambito dell’operazione «Decollo Money» che ha portato in carcere dieci persone legate alla cosca della ‘ndrangheta dei Mancuso di Vibo Valentia. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato uno dei tramiti usati tra un narcotrafficante internazionale, Vincenzo Barbieri (ucciso in un agguato di ‘ndrangheta il 12 marzo scorso) e l’ex direttore generale del Credito Sammarinese (Cs) Valter Vendemini (56 anni di Sant’Arcangelo di Romagna e residente a Pistoia), già in manette dall’8 luglio scorso, per il riciclaggio di una consistente somma di denaro nella Repubblica di San Marino.

L’imprenditore tifernate Macrì, 65 anni, nato a Nicotera, in provincia di Vibo Valentia ma residente da molti anni nella città tifernate è un imprenditore che opera in vari settori. E’ anche titolare di un noto agriturismo, oltre che della Macrì services srl, ed è una persona molto in vista nel panorama economico altotiberino: tra il 1990 e il ’91 è stato anche presidente del Lions club di Città di Castello.

Gli altri arrestati L’operazione dei Ros nei confronti di persone che fanno riferimento alla cosca Mancuso ha portato in carcere, oltre a Vendemini e Macrì, la compagna di quest’ultimo Barbara Gabba, 46 anni di Trento e residente a Roma, Luca Raffaello Bressi, 35 anni nato a Catanzaro e residente a Bologna, Giorgio Galiano, 36 anni di Vibo Valentia, i fratelli Domenico e Salvatore Lubiana (il primo è commercialista), rispettivamente 55 e 58 anni di Nicotera.

L’arresto di Vendemini L’ondata di arresti segue quello di Vendemini, avvenuto l’8 luglio, deciso dal commissario della legge Rita Vannucci, del Tribunale unico della Repubblica di San Marino. Vannucci ha indagato sui rapporti tra l’istituto di credito e il narcotrafficante Barbieri. Secondo quanto si legge nelle 63 pagine dell’ordinanza firmata dal gip di Catanzaro Tiziana Macrì, il gruppo è accusato di riciclaggio e impiego di capitali di provenienza illecita aggravato e continuato perché «trasferivano nella Repubblica di San Marino la somma di 1.300.190 euro a fronte di un’operazione concordata per complessivi 15 milioni di euro» accendendo due conti correnti presso il Credito Sanmarinese e per aver compiuto azioni per «ostacolare l’identificazione delle predette somme di denaro, riconducibili a Barbieri Vincenzo e provento di traffico internazionale di sostanze stupefacenti di tipo cocaina».

Il legame Calabria-San Marino Rita Vannucci ha presenziato alla conferenza stampa per illustrare l’operazione nella sede della Direzione nazionale Antimafia, con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e il procuratore della Dda di Catanzaro, Vincenzo Lombardo. Quest’ultimo nei giorni scorsi ha assistito agli interrogatori, condotti dal magistrato sammarinese, di Vendemini mentre era detenuto in carcere a San Marino. I recenti approfondimenti sul fronte patrimoniale del Ros sulla cosca Mancuso, infatti, hanno consentito di ricostruire il complesso circuito del riciclaggio e del reimpiego dei narcoproventi utilizzato dal sodalizio, individuando grazie alla stretta collaborazione con le autorità della Repubblica di San Marino, i consistenti rapporti bancari intrattenuti con il Credito Sanmarinese.

Il ruolo dell’«umbro» Macrì In particolare, Macrì insieme ai due Lubiana e Barbara Gabba avrebbero fatto da tramite proponendo a Vendemini, come un nuovo cliente, Barbieri, «in grado di assicurare elevata liquidità al Credito Sanmarinese, di contro in grave crisi». La contropartita per il gruppo era una provvigione del 2% sui 15 milioni, quindi 300 mila euro da spartirsi in quattro più lo 0,50% delle somme rimaste depositate nel conto. Inoltre, dopo la morte di Barbieri per mano della ‘ndrangheta, il gruppo avrebbe mantenuto i contatti con gli eredi per il recupero delle somme depositate.

Le intercettazioni Il primo contatto tra Domenico Lubiana e Vendemini risale a una telefonata intercettata l’8 febbraio scorso nella quale Macrì passa la conversazione a Vendemini e nella quale Lubiana chiede appuntamento a Roma a Macrì per il venerdì successivo «dato che – appuntano i Ros – sabato mattina andrà dal Cardinale Bertone». L’incontro tra i Lubiana e Vendemini avviene il 7 marzo a Bologna sempre tramite Macrì e la compagna Barbara («è a Bologna – si legge in un’intercettazione – perché lui da Bologna non si può spostare»). Nei successivi contatti tra Vendemini e Lubiana di parla di un “imprenditore” che gli inquirenti identificano con Barbieri e il cui coinvolgimento viene caldeggiato da Macrì («Caro mimmo ho parlato con Valter e mi sembra importante il suo progetto, cerca di darmi una mano. fai di tutto. t. voglio bene. micuccio», si legge in un sms inviato da Macrì a Lubiana). L’affare andrà poi in porto.

Chi era Barbieri Il broker della droga legato alla cosca Mancuso, Vincenzo Barbieri, ucciso nel marzo scorso in un agguato a San Calogero (Vibo Valentia), aveva numerosi conti correnti nominativi presso il Credito sammarinese. Le indagini sul riciclaggio ed il reimpiego del denaro ottenuto dal narcotraffico sono condotte dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio, che nelle settimane scorse si è recato ripetutamente a San Marino per partecipare agli interrogatori di Vendemini. Prima del suo omicidio Barbieri era stato coinvolto in alcune indagini della Dda di Catanzaro contro il traffico internazionale di stupefacenti. Barbieri viveva da diverso tempo in provincia di Bologna e quando fu ucciso era tornato in Calabria per un breve periodo. Nei confronti di Barbieri, dopo il suo assassinio, fu eseguito un provvedimento di sequestro di beni, tra immobili e quote societarie, per svariati milioni di euro.

I commercialisti di Signori Nell’ambito delle indagini del Ros sono stati perquisiti anche gli uffici dei commercialisti di Beppe Signori, Manlio Bruni e Francesco Giannone, arrestati nell’inchiesta sul calcioscommesse. La perquisizione, secondo quanto si apprende, sarebbe stata disposta in considerazione dei rapporti tra i due professionisti e Vincenzo Barbieri, l’esponente di spicco della cosca ucciso lo scorso marzo in Calabria. Dallo studio sarebbero stati prelevati diversi documenti.

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