di Enzo Beretta

La Prima Sezione della Corte d’appello di Catanzaro ha ridimensionato le condanne inflitte dal tribunale di Crotone agli ‘umbri’ coinvolti nelle inchieste Malapianta e Infectio della Direzione distrettuale antimafia calabrese.

Cade l’associazione Le indagini, portate avanti nella seconda metà del 2019, che nell’ottica accusatoria avrebbero fatto luce su alcune cosche di ’ndrangheta che si stavano infiltrando nella provincia di Perugia, avevano portato nel maggio 2022 a condanne oggi riviste al ribasso in secondo grado. Anche perché è venuta giù l’accusa di associazione per delinquere contestata ad alcuni imputati tra cui Giuseppe Benincasa. «Il clan di San Leonardo di Cutro era riuscito a espandersi in Umbria grazie alla figura di Giuseppe Benincasa», avevano spiegato i pubblici ministeri. Giuseppe Benincasa, condannato in primo grado a 17 anni e due mesi, ora è stato condannato a 7 anni di carcere e 5.500 euro di multa. 

Le altre condanne Tre anni e mezzo, invece, ad Alberto Benincasa («previa esclusione della circostanza aggravante del 416 bis, furono 4 anni e sei mesi in primo grado); quattro anni e mezzo e 4.000 euro di multa a Mario Cicerone (furono 13 inflitti dal tribunale); Roberto Fusari due anni e sei mesi (prima tre anni e 9 mesi), Luca Mancuso Trabucco tre anni (cade il 416 bis, prima quattro anni); Piero Giacchetta due anni (tre, prima); Luigi Giappichini sette mesi e 1.500 euro di multa (cinque anni in primo grado, lo spaccio ora diviene 5° comma, modica quantità), Renzo Tiburzi due anni (tre dal tribunale). «Sostituisce per Menicucci – si legge nel dispositivo di sentenza – la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, revocando le altre pene accessorie». Anche a Luigi Giappichini, titolare di un bar di Ponte Valleceppi, è stata revocata «la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici».

Comune di Perugia: revocate le statuizioni Gli altri condannati sono: Francesco Falcone 15 anni e nove mesi di carcere (ma è caduta l’associazione), Antonio De Franco sette anni e ben 40 mila euro di multa, Ciro Di Macco due anni e 900 euro, Pasquale Profiti 5 anni, Pietro Russo sette mesi e una multa di 1.200 euro. A Giacchetta, Giappichini, Tiburzi e Russo è stato concesso il beneficio della sospensioen condizionale della pena. La Corte d’appello di Catanzaro – come si legge nel dispositivo – «revoca le statuizioni civili risarcitorie in favore del Comune di Perugia».

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