Una vista del castello di San Girolamo

di Marco Torricelli

Sono arrivati, «in borghese e molto gentili», stando ai racconti di chi c’era. Ma gli agenti della squadra mobile di Terni sapevano bene cosa cercare, negli uffici del Comune di Narni. La documentazione, aggiornata, relativa alla vendita del castello di San Girolamo, della quale Umbria24 si era occupato solo quattro giorni fa. Hanno preso le carte, le hanno impacchettate e se le sono portate via: «Gentili, ma determinati».

La conferma Il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti, non va oltre un: «Sì, le confermo che gli agenti sono stati qui, in comune, ed hanno preso una serie di documenti dei quali avevano bisogno. Sinceramente non so dirle altro». Comprensibile il riserbo del primo cittadino, soprattutto perché, probabilmente, la richiesta gli è stata fatta proprio dagli inquirenti che proprio della riservatezza vogliono fare il tratto distintivo di questa indagine. Che, peraltro, viene da lontano, visto che già in passato altre visite analoghe, con relative acquisizioni di documenti e ispezioni anche nei computer, erano state fatte in comune.

Accelerazione La visita della ‘mobile’ parrebbe far ipotizzare un’accelerazione nelle indagini, dopo i tanti mesi nel corso dei quali l’attività ha risentito delle oggettive difficoltà legate alla carenza di personale in procura (il ‘capo’ che non c’era – solo giovedì ha preso ufficialmente servizio nuovo procuratore, Cesare Martellino – la dottoressa Elisabetta Massini costretta ad un faticoso part-time per il lavoro di supporto che svolgeva presso la procura generale di Perugia, l’incertezza legata alla sorte della dottoressa Raffaella Gammarota, che resterà a Terni per altri quattro mesi) e che, invece, adesso potrebbe tornare a lavorare a pieno regime, anche su altre inchieste collegate a quella narnese.

Silenzio Dalla questura non trapela nulla. Gli investigatori, questo è certo, stanno già esaminando i documenti che hanno prelevato dagli uffici comunali e, magari, li stanno confrontando con quelli già in loro possesso, per ricostruire tutto il complesso andamento dell’operazione che ha portato all’alienazione del complesso, entrato a far parte, almeno in parte, dell’enorme patrimonio della Diocesi: «Una vendita – dice una fonte autorevole, che preferisce l’anonimato – che è stata regolare, dal punto di vista formale, visto che il comune ha effettivamente incassato quei soldi che, peraltro, hanno fatto molto comodo per chiudere non uno, ma due bilanci».

La storia L’unica cosa certa appare essere, insomma, è che il castello di San Girolamo è stato venduto dal comune, tra maggio del 2011 e gennaio 2012, per un milione e 760 mila euro. A pagare – alla fine di un vorticoso giro di passaggi di quote – sono stati: la Società Iniziative Immobiliari dei due ‘fedelissimi’ di monsignor Vincenzo Paglia, Luca Galletti e Paolo Zappelli (che ha versato 700 mila euro), la Diocesi di Terni, Narni e Amelia (900 mila euro) e l’Ente seminario vescovile di Narni (160 mila euro). Tutto doveva confluire nella società ‘Il Castello di Narnia’, anche se i due istituti religiosi si sono riservati, con una clausola, il diritto di recedere entro il 31 dicembre di quest’anno.

L’albergo Una cinquantina di camere, suite di lusso, sala convegni, ristorante e piscina. È il sogno, che potrebbe diventare un incubo, in base al quale il comune ha venduto a chi aveva prospettato questa soluzione di recupero del castello: «Ma negli uffici comunali non è mai stato depositato nessun progetto», aveva detto, nei giorni scorsi, il sindaco. Tanto che, invece che in un «albergo destinato ad ospitare prevalentemente gruppi di persone che sono solite spostarsi per motivi legati ad un turismo di carattere religioso, ma anche scolaresche e gruppi sportivi», come si era detto nel 2012, il castello di San Girolamo si sta trasformando sempre più in un rudere che cade a pezzi.

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