di Mauro Pacelli
Rischia di diventare un «caso» la situazione che è venuta a crearsi a Narni riguardo all’uso «extra» delle chiese cittadine. Tutto è cominciato quando il parroco della Cattedrale, don Angelo D’Andrea ha deciso di codificare l’uso extra religioso di tutte le chiese del centro storico. Stilando un vero e proprio regolamento (diventato esecutivo dal 1 gennaio di quest’anno) che ha subito fatto storcere la bocca a molti cittadini.
Le nuove regole «Ad ogni soggetto – recita il lungo dispositivo – che intende realizzare iniziative culturali all’interno delle nostre chiese, è chiesto di presentare con almeno tre mesi di anticipo, rispetto alla data dell’evento, regolare richiesta scritta al parroco. Sulla richiesta dovrà essere indicata la natura dell’evento, le modalità, i giorni e gli orari. Il parroco, sentito il parere dei membri del Consiglio pastorale, si riserva il diritto di accettare o respingere la richiesta inoltrata». Sono vietati, si legge in un’altra voce del regolamento «per un problema di sicurezza e di salvaguardia delle opere d’arte contenute all’interno delle chiese, concerti o eventi che prevedono un eccessivo numero di persone e l’utilizzo di fonti energetiche e acustiche lesive per i luoghi e le suppellettili presenti negli edifici. Ogni iniziativa necessita sempre della presenza di personale idoneo che garantisca la custodia del luogo e del patrimonio storico artistico, la manutenzione, nonché la pulizia degli ambienti stessi che vengono messi a disposizione».
Corsa all’anello esentata Poi tutta un’altra serie di regole, che vigono più o meno in tante chiese italiane, come il divieto di usare macchine fotografiche o videocamere. La Corsa all’anello, che durante i festeggiamenti di maggio utilizza spesso per le sue rievocazioni le chiese cittadine, è stata esentata dal provvedimento. «Il rapporto che la parrocchia detiene con l’Ente corsa all’anello – si legge nel documento – prevede una riflessione più specifica e particolareggiata».
Parla il parroco Il regolamento, come si diceva, è stato accolto male da molti cittadini che hanno commentato con toni aspri la decisione del parroco. «La mia decisione – dice don Angelo D’Andrea – non punta alla chiusura delle chiese e tanto meno al pagamento di affitti per il loro utilizzo. Questa scelta nasce dopo una lunga riflessione fatta nel corso dei miei quattro anni di permanenza a Narni. Prendendo questa decisione mi sono adeguato alle indicazioni emanate nel 1987 dalla Congregazione per il culto divino e da quelle del Codice di diritto canonico». È stata, garantisce, «una scelta fatta per tutelare i luoghi sacri e il patrimonio in essi contenuto e non per facilitare le cattiverie gratuite e di massa che covano contro la Chiesa e i suoi ministri, nel cuore di chi legge e di chi dibatte sui social network, mezzi che anch’io uso ogni giorno. È una scelta che completa il mio servizio sacerdotale che sto tentando di svolgere in nome di Dio e in obbedienza alla Chiesa di cui faccio parte».

