I genitori di Cheng Shang

di Francesca Marruco

Era arrivata a Perugia per studiare e imparare l’italiano e invece se n’è andata in un’urna, dopo essere stata cremata. I resti della studentessa cinese di 19 anni, Cheng Shang, trovata morta nei pressi del lago Trasimeno forse per una intossicazione da stupefacenti sono ripartiti alla volta della Cina con i genitori della giovane mercoledì mattina. I genitori, tutelati in Italia dall’avvocato Luca Maori, e per suo tramite, fanno sapere che «vogliono si accerti tutta la verità sulla morte di Cheng», perché quella ragazza che tutti dipingono come molto riservata e timida, «non può avere fatto uso di droga coscientemente». «Non lo ha mai fatto in vita sua», dicono ancora i genitori tramite il loro legale. Secondo la famiglia della ragazza dunque, Lorenzo P., l’operaio fiorentino 37enne attualmente indagato per omissione di soccorso, occultamento di cadavere e morte in conseguenza di altro reato, «le ha dato la droga a sua insaputa». Loro vogliono sapere se le cose sono andate realmente così.

LA COMMEMORAZIONE A PERUGIA DELLE AMICHE

Attesa per i risultati È per questo che aspettano con ansia i primi risultati degli esami fatti sulle «tre bottigliette in plastica in sequestro» rinvenute nei pressi del luogo del ritrovamento del cadavere. Non è chiaro se sia stato lo stesso indagato ad indicare ai carabinieri dove fossero quelle bottigliette, fatto sta che dentro quei contenitori potrebbe esserci una prima risposta ai tanti quesiti di una famiglia che deve tornare a casa con una figlia cremata. Gli accertamenti irripetibili, per cui è stato dato avviso anche ai legali della parte offesa e che sono già stati iniziati, prevedono «la ricerca effettuata sui tamponi e sugli slip indossati dalla stessa vittima di materiale biologico riconducibile ad un uomo e la comparazione con il Dna dell’indagato». Gli stessi accertamenti, disposti dal sostituto procuratore Massimo Casucci, prevedono «la ricerca di tracce papillari latenti all’esterno e l’individuazione e l’acquisizione di materiale biologico sull’apertura sul collo sotto il tappo delle tre bottigliette poste sotto sequestro». Intanto anche l’università per Stranieri di Perugia ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile in un eventuale futuro processo.