L’aveva accompagnata a Montemolino di Todi e l’aveva lasciata lì un pomeriggio di gennaio. Ma da quella volta Maria Brenci non fece più ritorno a casa e il suo cadavere riemerse qualche giorno dopo dalle acque del lago di Corbara. A dire di averla accompagnata fu la stessa giovane ragazza, per cui adesso il gup Carla Maria Giangamboni ha deciso il rinvio a giudizio con l’accusa di abbandono di incapace.

La storia Del caso di Maria Brenci si comincia a parlare il 27 gennaio del 2013, giorno della scomparsa della 79enne originaria di Massa Martana. Subito erano scattate le ricerche dell’anziana, della quale ha parlato in più occasioni anche la trasmissione di Rai Tre «Chi l’ha visto». L’ultima persona a vedere Maria Brenci è stata proprio la giovane badante, che nel giorno della scomparsa ha accompagnato l’anziana in auto fino a un’area di sosta dove la 79enne avrebbe dovuto incontrare un’amica. Qui, aiutandosi con le stampelle, la signora Brenci è scesa dalla macchina e si è allontanata. La famiglia, difesa dagli avvocati Alessia Modesti e Antonio Cozza, non ha mai creduto all’ipotesi dell’incidente o del suicidio. La figlia Luisa si era detta convinta che l’anziana madre si fosse recata a Roma, con lo scopo di parlare con il padre naturale di lei affinché tornasse a farsi vivo.

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