di Chiara Fabrizi
Boato all’alba a Montefalco, dove è crollato un tratto della cinta muraria del centro storico. A cedere una porzione di circa 10 metri prossima all’ingresso principale della parte antica di Montefalco, in zona Borgo Garibaldi. Non risultano feriti, né danni oltre a quelli del crollo, ma è stato necessario chiudere al traffico un tratto di via XX Settembre, mentre con l’interdizione dell’area interessata sono venuti meno alcuni stalli di sosta. Nessuna abitazione, invece, risulta a rischio. La presidente Stefania Proietti ha annunciato uno stanziamento di 3,6 milioni con fondi post sisma «per la messa in sicurezza e il ripristino della parte di mura crollato nel centro storico di Montefalco, a Borgo Garibaldi». A replicarle i consiglieri regionale di centrodestra: «Solo propaganda, i fondi già c’erano».

La prima ipotesi sulle cause del crollo indicano, da una parte, le abbondanti precipitazioni cadute anche su Montefalco dall’inizio del 2026, e dall’altra, la presenza di una sorta di cunicolo rivelato dal crollo, in cui potrebbe essersi accumulata l’acqua. «Sì, questa è una primissima ipotesi a seguito di un’analisi preliminare compiuta coi tecnici del Comune, alcuni privati e naturalmente i vigili del fuoco intervenuti, ma siamo in attesa della squadra della Protezione civile, anche per capire come procedere con gli interventi di messa in sicurezza strutturale», ha detto Scarponi a Umbria24, che sul posto è stata raggiunta dall’assessore regionale Francesco De Rebotti. «L’evento – ha detto ancora Scarponi – è del tutto inatteso, la cinta muraria è monitorata, ma questo tratto non ha mai presentato lesioni, tanto che l’intervento del post sisma 2016 riguardava tutt’altra porzione delle mure antiche e qui, ma non in prossimità del crollo, era previsto un lavoro molto marginale».
Lo stanziamento di 3,6 milioni di euro per far fronte al crollo odierno di Montefalco arriverà formalmente nel pomeriggio del 5 marzo quando si riunirà la cabina di coordinamento per il sisma. «All’ordina del giorno verranno poste le modifiche a due ordinanze, la 137 del 2023 e la 129 del 2022, per garantire, accanto ad altri interventi in diversi comuni dell’Umbria, anche la copertura finanziaria per la cinta muraria di Montefalco», è scritto in una della Regione, in cui si precisa come siano state anche attivate le procedure tecniche per consentire l’avvio delle opere provvisionali e degli interventi strutturali necessari, in attesa della progettazione e dell’esecuzione dell’intervento definitivo di restauro che, invece, richiederà diversi mesi se non anni.
«Interveniamo con tempestività per garantire la sicurezza dei cittadini e per salvaguardare un patrimonio storico e identitario che appartiene all’intera comunità umbra», ha detto Proietti, ricordando che «i nostri centri storici custodiscono la memoria dei territori e rappresentano un bene collettivo che va protetto con responsabilità e con azioni concrete».
A parlare di «necessaria chiarezza sui 3,6 milioni annunciati da Proietti per le mura» sono stati i consiglieri di centrodestra in consiglio regionale, a cominciare da Donatella Tesei ex presidente di Regione, quindi anche vice commissario alla ricostruzione post sisma, ed ex sindaco di Montefalco: «La realtà è molto diversa da quella raccontata, perché quelle risorse non sono affatto un nuovo finanziamento, ma sono fondi già previsti nell’ambito della ricostruzione post sisma 2016 attraverso le ordinanze 129 del 2022 e 137 del 2023. La verità è che si stanno presentando come “nuovi” fondi che erano già stati programmati e stanziati da altri. E, cosa ancora più grave, pur avendo queste risorse a disposizione da tempo, non si è mai provveduto ad avviare concretamente i lavori di consolidamento e messa in sicurezza dell’intera cinta muraria».
Il crollo della cinta muraria di Montefalco segue quello avvenuto nei giorni scorsi a Fabro: qui «la giunta regionale ha già precedentemente individuato e destinato fondi Fosmit dedicati ai comuni montani che ora saranno utilizzati per l’immediata messa in sicurezza con opere provvisionali», mentre va avanti «il lavoro per il reperimento di ulteriori risorse da destinare alla messa in sicurezza definitiva e al ripristino delle mura del castello di Fabro, con particolare attenzione alle famiglie che sono state temporaneamente spostate dalle proprie abitazioni».







