I campi allagati in Altotevere (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Dall’incidente del Montedoglio scaturirà un’indagine contro ignoti. Gli inquirenti stanno già raccogliendo gli elementi e, subito dopo la cessazione dell’emergenza, si aprirà un fascicolo per capire cosa è realmente successo per causare la rottura del muro del canale di sfioro, che ha causato l’apertura di una falla con la conseguente fuoriuscita di una grande mole di acqua, tenendo in apprensione parte della provincia di Arezzo e tutto l’Altotevere umbro.

La procura: valuteremo se ci sono responsabilità «Adesso – secondo quanto appreso dalla procura aretina – è ancora il tempo di superare le emergenze e non ci sono ragioni per accelerare nulla. Di certo si tratterà di capire bene e di valutare se ci sono responsabilità». Si cercherà, ad esempio, di capire se ci sono difetti di costruzione di un’opera realizzata nel 1977. Oppure se qualche intervento recente possa aver causato il cedimento. Ad ogni modo stamattina i carabinieri hanno fatto un sopralluogo nel tratto di diga dove si è verificato il crollo, scattando fotografie e stilando un primo rapporto sull’accaduto.

Situazione stabilizzata Intanto a Città di Castello è stato fatto il punto su quanto sta avvenendo nel versante umbro. «La situazione si è stabilizzata, l’emergenza è superata, e nelle prossime ore si attende la normalizzazione dei deflussi idrici, anche in relazione all’abbassamento dei livelli dell’invaso», si legge in un comunicato ufficiale, diffuso al termine della riunione che si è svolta questo pomeriggio, convocata dalla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e dall’ente irriguo umbro-toscano. All’incontro hanno preso parte rappresentanti della Prefettura di Perugia, della Provincia, della Regione Toscana, della protezione civile, dei vigili del fuoco, del Servizio dighe, di Umbra Acque e dei sindaci dei comuni interessati dalla calamità.

Come un’alluvione eccezionale «La situazione eccezionale che si è determinata in seguito alla rottura – è detto nella nota – è paragonabile a una piena naturale che si verifica ogni 25-50 anni di media, con una portata di 400 metri cubi al secondo, dunque lievemente inferiore alla piena del Tevere determinatasi nel 2005. L’attivazione immediata del Sistema regionale di protezione civile – prosegue il comunicato – ha consentito di fronteggiare l’emergenza in modo soddisfacente e di scongiurare qualsiasi pericolo per le popolazioni interessate, ricoverate temporaneamente in luoghi sicuri messi a disposizione dai comuni. L’evento – si afferma ancora – è stato monitorato con la massima attenzione dal Centro funzionale regionale, utilizzando la rete strumentale lungo l’asta del Tevere, che ha consentito di valutare in tempo reale l’evolversi del fenomeno, l’innalzamento dei livelli del fiume e l’aumento delle portate».

Ora valutare le cause «Nel prossimo futuro – aggiunge la nota – sarà comunque indispensabile valutare con la massima attenzione le cause che hanno determinato la rottura dello scarico, non soltanto per ovvie ragioni di sicurezza, ma anche per ripensare le modalità di utilizzo della diga nel prossimo futuro. «Abbiamo convocato questa riunione – ha dichiarato la presidente Marini – sia per acquisire un quadro reale della situazione, in attesa di elementi precisi e puntuali sulla rottura, che soltanto i tecnici ci potranno fornire, sia per mettere a punto gli interventi e le azioni a supporto delle amministrazioni locali. La diga di Montedoglio – ha aggiunto la presidente – è un’opera di grande importanza ed interesse regionale e territoriale, e questo incidente dovrà essere l’occasione per garantirne, attraverso l’attuazione del Piano di protezione civile previsto per la diga, una gestione sicura tutto l’anno».

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