La "monnezza" di Napoli

di Francesca Marruco

Tutti prescritto. Nessuno salderà i conti con la giustizia per quei rifiuti che da Napoli, illegalmente, arrivarono nella discarica Le Crete di Orvieto. Il 30 ottobre scorso si sono prescritti anche i reati più gravi. E i giochi sono chiusi. L’unico a pagare adesso sarà lo Stato che sborserà di tasca propria tutte le spese per il processo e per le indagini, copiose, effettuate prima del sequestro della discarica.

Dopo due anni Alla fine del processo con la prescrizione si è arrivati dopo due anni a Perugia in cui non è stata celebrata neanche la prima udienza dibattimentale a causa degli onnipresenti difetti di notifica. Già perché il rinvio a giudizio del gup Nicla Restivo arriva nel 2009. Ma non basta questo a decretare la prescrizione. Il procedimento infatti ha origini ben più lontane avendo fatto tutta la fase preliminare anche a Orvieto. Nel 2006 infatti ci fu un primo rinvio a giudizio. Poi gli imputati sollevarono l’eccezione di incompetenza territoriale che venne accolta e tutto passò a Perugia.

Chi c’era dietro? Non si saprà mai dunque se, come ipotizzava la procura, dietro quelle tonnellate di monnezza arrivate a Orvieto ci fosse realmente la criminalità organizzata. A sedere sul banco degli imputati erano l’ex sindaco Stefano Cimicchi, l’ex assessore regionale all’ambiente Danilo Monelli, i dirigenti della società Sao Sante Agarini, Giorgio Custodi, Francesco Ansuini, Antonio Fabrizi e Roberto Piermatti, l’ex dirigente delle politiche ambientali della Regione Mario Valentini, l’ingegnere capo del Comune di Orvieto, Mario Angelo Mazzi, il presidente del consorzio napoletano dei rifiuti, Mimmo Pinto, e l’ex commissario per la Campania, Giulio Facchi.

La storia Secondo l’accusa, i rifiuti che arrivarono dalla Campania, finirono  in Umbria da società in subappalto segnalate dalla Prefettura di Napoli perché controllate da Antonio Cecere, uomo ritenuto membro del clan camorristico Mallardo-D’Alterio ,che guadagnò grazie all’affare oltre un milione di euro.  Sul piatto della bilancia c’era l’Accordo di programma del 2001 tra la Regione Umbria e la Regione Campania per lo smaltimento di 20mila tonnellate di rifiuti.

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