di En.Ber.
Condannato a cinque mesi di reclusione un artigiano 63enne di Piegaro ritenuto responsabile di aver chiuso a chiave, in casa, la cognata e il marito della figlia. Entrambi – è spiegato nella denuncia formalizzata nell’ottobre 2011 nella caserma carabinieri di Panicale – sono rimasti chiusi per circa un’ora. Stamani, quattro anni dopo i fatti, il giudice monocratico Loretta Internò ha inflitto la condanna. Addirittura superiore rispetto a quella richiesta dal magistrato della procura della Repubblica.
Il furto delle chiavi Oltre alla violenza privata che «ha costretto la donna e il genero a non poter uscire dall’appartamento» l’artigiano è stato anche accusato del furto delle chiavi di cui si è impossessato, inserite nella serratura, e di ingiurie ma quest’ultimo reato è stato depenalizzato. La cognata e suo genero – è stato ricostruito durante le indagini – hanno sentito il rumore del portone d’ingresso che è sbattuto mentre erano impegnati a portare via alcuni vestiti dalla casa di Piegaro.
La difesa Spiega il legale dell’imputato, l’avvocato Francesco Gatti: «La sanzione è eccessiva e non tiene conto del quadro probatorio. La moglie del mio cliente ha raccontato che lui era andato a letto prima dei fatti. Per di più un avvocato aveva sentito la madre dell’imputato esclamare ‘Non è vero niente’ in occasione di un incontro in cui si parlava dell’imputazione. La mamma del collega è morta ed è rimasta solo la testimonianza de relato del legale. In ogni modo non ci sono testimoni oculari che confermano la circostanza ma solo soggetti che avrebbero visto un’ombra e sentito delle voci». Gatti proporrà appello.
