di Maurizio Troccoli

Un giro di chat, prevalentemente su gruppi Telegram, dove si scambiano immagini di minorenni nude e in posizioni sessualmente esplicite. Protagonisti sono giovani della Perugia bene e sicuramente larga parte di queste immagini, ritraggono ragazzine della zona. A scoprirli sono le stesse vittime e loro amici, che affiancati da investigatori delle forze dell’ordine, riescono a incastrare gli autori. Ne emerge un quadro desolante.

La storia Il materiale recuperato evidenzia come all’interno di queste chat che riportano anche il nome della città di Perugia e sono amministrate da perugini, oltre che frequentate, ci si scambino foto utilizzando un linguaggio disincantato e tranquillo, indicando le foto con i nomi propri delle ignare vittime, «come fossero figurine». La vicenda che finisce in tribunale a Perugia per cui il pm ha chiesto il rinvio a giudizio di due giovani perugini è la seguente.

L’indagine Una ragazza di Perugia viene avvisata da alcuni suoi amici del fatto che probabilmente alcune foto che la ritraggono nuda sono finite in un gruppo Telegram in cui vengono scambiate foto ‘compromettenti’. Lei riesce a entrare in questo ‘gruppo’ e scopre che in realtà non erano immagini che riguardavano lei, ma una sua cara amica. La contatta per informarla di quanto aveva visto con i propri occhi. La ragazza finita con le immagini del suo corpo seminudo in pasto alla rete, ricostruisce la dinamica di quella immagine e ricorda che si tratta di una foto di quando aveva 15 anni che aveva inviato al suo fidanzato di allora. E’ una immagine che la ritrae in una scena ‘seducente’.

Ricostruzione Individuata la chat Telegram la vittima e un gruppo di amici riescono a risalire al coordinatore e, su consiglio di alcuni investigatori delle forze dell’ordine a cui avevano riferito quanto scoperto, riescono ad aprire una comunicazione con lui. Lo raggiungono a casa e ‘lo incastrano’. Il ragazzo consegna pure il suo telefono ai ragazzi che lo accusano di essersi reso responsabile di comportamenti molto gravi. In quello smartphone oltre a trovare ‘tra le foto recentemente buttate nel cestino’ quella della quindicenne, vengono travate immagini dello stesso tipo, a carattere pedopornografico, di molti altri soggetti. Il coordinatore della chat, indica il nome di un altro giovane, anche lui della ‘Perugia bene’, coordinatore di un’altra chat, che sarebbe stato colui che gli aveva trasmesso quella foto. I giovani non si perdono d’animo e contattano telefonicamente anche quest’altro presunto responsabile. Le comunicazioni sono monitorate e documentate. Quest’ultimo, nonostante i tentativi di sfuggire alla pressione del gruppo, l’indomani si vede costretto a chiedere scusa alla ragazza.

Approfondimento Lei per il trauma subito dalla consapevolezza di essere finita nei telefoni di tanti perugini, giovani come adulti, ha abbandonato la scuola che frequentava e si è dovuta sottoporre a terapie psicologiche. Le prove prodotte tuttavia hanno consentito all’autorità di portare i due coordinatori delle due chat davanti al giudice dell’Udienza preliminare con le gravi accuse di pedopornografia e revenge porn. L’avvocato della giovane vittima, Francesco Gatti, contattato da Umbria24 ha detto: «A noi non interessa la condanna, pur a fronte della gravità del fatto, ma un percorso di pentimento e resipiscenza».

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