Il pianto liberatorio di Amanda dopo la lettura della sentenza (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

«Con il verdetto del 3 ottobre che ha ribaltato la precedente condanna di Amanda Knox, il suo immediato rilascio dalla prigione e la conseguente partenza di oggi dall’Italia, la sede considera il caso chiuso». Firmato David Thorne, ambasciatore americano in Italia nel 2011, all’epoca della sentenza di appello che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall’accusa di aver ucciso Maredith Kercher.

Comunicazione interna Il documento è un cablogramma, ovvero una comunicazione che l’ambasciatore fa al Dipartimento di Stato americano il 3 ottobre e che viene svelato per la prima volta grazie alla giornalista Andrea Vogt, che lo ha pubblicato insieme ad altri documenti sul suo blog ‘The Freelance Desk’. Vogt, giornalista statunitense che vive in Italia, ha seguito il caso Meredith fin dalle prime battute, spesso collaborando con importanti testate italiane e straniere. Il cablogramma dell’ambasciatore Thorne fa parte di un pacchetto di 6 forniti dall’Amministrazione americana dietro richiesta in base al Freedom of Information Act.

Il cablogramma Il documento, classificato come “sensitive” ovvero “sensibile” riporta come intestazione: Final Arrest Update: Amanda Marie Knox”. «Come riportato dalla stampa – si legge nel cablogramma – il 3 ottobre 2011, la corte di appello di Perugia ha ribaltato la precedente condanna di Amanda Knox per insufficienza di prove. I giurati hanno confermato la precedente condanna per diffamazione incrementando la pena da uno a tre anni e 22 mila euro di danni. Siccome Amanda ha già scontato 4 anni in prigione, la Corte ha scalato i 3 anni della diffamazione, il che la ha resa disponibile a un immediato rilascio».

Nessun passaggio in Ambasciata «Dopo il processo – prosegue il documento declassificato – miss Knox è stata scortata al carcere di Capanne per la procedura di rilascio». Quindi viene descritta l’uscita in auto alle 23.10 su un’auto privata e l’accompagnamento in una località vicino Roma. «Contrariamente a erronee notizie di stampa – viene precisato – miss Knox e la sua famiglia non sono venuti all’Ambasciata di Roma per nessuna assistenza consolare».

La partenza e il viaggio Il cablogramma spiega poi che l’avvocato Carlo Dalla Vedova ha informato le autorità consolari che Amanda e i suoi familiari sono giunti all’aeroporto di Fiumicino la «stamattina» ovvero il 4 ottobre e sono stati scortati attraverso un ingresso secondario al gate di partenza. «La signorina Knox e la sua famiglia sono partiti alle 11 verso Londra Heathrow. Lei sarà assistita dalle autorità fino all’atterraggio alle 13.30». Quindi la conferma da Londra della partenza per Seattle alle 15.15. E la chiusura: «Con il verdetto del 3 ottobre che ha ribaltato la precedente condanna di Amanda Knox, il suo immediato rilascio dalla prigione e la conseguente partenza di oggi dall’Italia, il caso può essere considerato chiuso».

Caso chiuso Il caso è chiuso, ovviamente, può essere letto in diversi modi. Il più malizioso: una volta partita dall’Italia la sua vicenda con la giustizia italiana può considerarsi conclusa. O, più banalmente, il nostro lavoro si è concluso per il momento con la sua partenza. Fatto sta che quella frase conclusiva, a poco più di un mese dal prossimo verdetto della Corte di Cassazione fa riflettere su un caso che, sarà forse chiuso per l’Ambasciata americana, ma non lo è di certo (e a maggior ragione non lo era nel 2011) per la giustizia italiana e per la famiglia di Meredith.

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