di Iv. Por.

Non torna Amanda Knox, non ci sarà per il processo di appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher che inizierà il 30 settembre a Firenze. Lo ha ripetuto tante volte, ormai. L’ennesima in una lunga intervista via Skype con Repubblica in cui parla di sé e della sua vita.

Non torno «Non torno per la scuola, perché non posso permettermi di afre avanti e indietro e, anche se non ho pregiudizi verso questi giudici, ciò non toglie che io sono già stata in prigione ingiustamente in Italia». Lo dice su Skype quando il giornalista Meo Ponte le chiede se presenzierà alle udienze.

Cosa si aspetta Quando le si chiede cosa si aspetta dal processo, risponde: «Mi aspetto che venga ribadita la sentenza di appello ma la Suprema corte ha dato certe indicazioni che dovevo essere condannata. E’ impossibile dire che una teoria dell’accusa possa essere vera senza una traccia di me in quella stanza. Ma la Cassazione ha ignorato questo fatto. Già abbiamo discusso infinitamente le prove circostanziali. Sono curiosa, aspetto con tanta ansia quello su cui si focalizzeranno questi giudici. Aspetto con il cuore aperto e che batte forte la prima udienza, da cui si capirà su cosa si focalizzeranno».

Ero una bambina Sui suoi possibili errori, Amanda ricorda che «durante l’interrogatorio ho chiesto l’avvocato. Se devo dire di aver fatto uno sbaglio è stato di non capire quello che mi stava succedendo durante l’interrogatorio. Se avessi capito avrei preteso un avvocato, ma ero una bambina allora. Era una situazione pazzesca che io non potevo capire, era troppo per me emozionalmente». Guardando a se stessa all’epoca, la Knox la vede «come se fosse la mia sorella più piccola e non le direi di aver sbagliato, avevo bisogno di sostegno. Ho sbagliato a dire il nome di Patrick Lumumba, ma non sono andata a denunciarlo, è la polizia che mi ha diretto verso una teoria che avevano già. Quindi ho fatto degli errori ma sono irrilevanti di fronte a quelli che hanno fatto loro».

E’ stato Rudy Chi ha ucciso Mez? Amanda è certa: «Abbiamo visto le prove in aula. Il dna di Rudy Guede è dappertutto in quella stanza, sul cadavere. Abbiamo visto che lui aveva precedenti, che è scappato, che ha portato via i suoi vestiti. Non ci sono abbastanza prove per capire se c’era qualcuno con lui in quella stanza. Non so se lei era già lì, ma la sua presenza e partecipazione in questo omicidio è certa dalle prove».

Il peso della vita Poi passa a parlare della sua vita. «Io mi sento molto crescita. Don Saulo (Scarabattoli, il cappellano del carcere, ndr) ha detto che è come se fossi cresciuta 40 anni in 4 e me lo sento, sento questa tristezza nel modo di guardare la vita. Ho passato tante cose, dovevo sopravvivere a un’esperienza tremenda in carcere e in aula, di essere sempre giudicata, mi sentivo cacciata come un animale. E’ quel peso che sentiamo nel nostro essere adulti che non sentivamo quando eravamo piccoli, quando tutto era leggero. Sto cercando di trovare un equilibrio tra il peso e il guardare avanti, essere adulta è una novità per me, devo trovare la leggerezza con questo peso».

Voglio fare la scrittrice Adesso Amanda dice di studiare: «Ho il mio appartamento a Seattle, vado in bicicletta a scuola, mi manca l’ultimo anno e prendo lezioni di scrittura creativa. Voglio fare la scrittrice. Il mio libro va bene, vorrei che fosse pubblicato in Italia. L’ho scritto perché fosse pubblicato in Italia, ho capito che la gente voleva capire chi fossi, come se fossi una donna misteriosa ma non lo sono. Non avevo privacy per niente in quel periodo, nemmeno in carcere e vorrei far capire chi sono davvero»..

Io e Raf Sugli incontri con Raffaele Sollecito: «L’ho incontrato a New York, lui ha un cugino qua, io provo a vederlo quando posso, ci sentiamo via Skype o telefono. Lui è come fosse parte della famiglia adesso, le nostre famiglie hanno passato esperienze incredibili. L’affetto resta perché siamo come soldati che hanno fatto la guerra insieme».

Vorrei un verdetto giusto In conclusione la Knox chiede ai giudici «di guardare quello che ho già detto, che non ho ucciso la mia amica. Io ho sofferto tanto da questa esperienza e ho fiducia che possano capire, sono persone intelligenti che guardino ai fatti, ho fiducia in un verdetto giusto. Io sono innocente e non so niente di più di quello che ho detto. Vorrei che tutto finisca».

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