Sono senza dubbio che i miei difensori vi hanno spiegato e mostrato i fatti importanti di questo caso e che provano la mia innocenza e screditano le accuse del pm e delle parti civili. Cerco di non soppiantare il loro eccellente lavoro, piuttosto, perché non sono presente a questa fase attuale del processo giuridico, mi sento in dovere di completare il loro lavoro con la mia prospettiva d’imputata da più di sei anni e di vittima di ingiustizia.
Mi fido che la Corte ha accesso alle mie dichiarazioni precedenti e le rivedrete prima di giungere a un verdetto. Mi devo ripetere: sono innocente.
Non ho ucciso. Non ho stuprato. Non ho rubato. Non ho tramato. Non ho istigato. Non ho ucciso Meredith. Non ho partecipato alla sua uccisione. Non ho avuto nessuna conoscenza precedente o speciale di quanto accaduto quella notte. Non c’ero e non avevo niente a che fare.
Non sono presente in aula perché ho paura. Ho paura che la veemenza dell’accusa Vi impressionerà, che il loro fumo negli occhi Vi accecherà. Ho paura non per mancanza di fede nei Vostri poteri di discernimento, ma perché l’accusa è riuscita già a convincere una Corte fatta di adulti responsabili e perspicaci di condannare persone innocenti – Raffaele ed io.
Essendo la mia vita in gioco, avendo già io insieme a molti altri sofferto troppo, ho seguito con attenzione il procedimento e raccolto i fatti seguenti che hanno emerso dallo sviluppo di questo caso che Vi prego di non scartare mentre giungete il Vostro giudizio:
Nessuna prova scientifica mi rintraccia nella camera da letto di Meredith, la scena del crimine, perché non c’ero e non ho partecipato a questo crimine.
L’assassino di Meredith ha lasciato tracce abbondanti della sua presenza nella scena brutale: impronte di mani, piedi, delle scarpe fatte nel sangue di Meredith; il proprio Dna sulla borsa, vestiti, e corpo di Meredith.
Nessuna prova scientifica mi rintraccia nella stessa scena brutale. L’accusa ha fallito a spiegare come avrei potuto partecipare nell’aggressione ed omicidio – di essere stata la persona da colpire fatalmente Meredith – senza aver lasciato nessuna traccia genetica. Questo perché è impossibile. E’ impossibile identificare e distruggere tutte le tracce genetiche di me stessa in una scena di crimine e ritenere tutte le tracce di un’altra persona. O c’ero o non c’ero. L’analisi della scena del crimine risponde a questa domanda: io non c’ero.
L’interrogatorio era illegale e ha prodotto una ‘confessione’ falsa che ha dimostrato la mia non- coscienza del crimine. Le memoriali seguenti, per cui sono stata ingiustamente condannata per calunnia, non hanno ulteriormente accusato ma invece hanno ritrattato la confessione falsa. Cosi come ho fatto nelle mie deposizioni in carcere di fronte al Pm, nelle mie conversazioni in carcere con i miei famigliari che a mia insaputa venivano intercettate.
Il mio comportamento dopo la scoperta dell’omicidio indica la mia innocenza. Non ho cappato dall’Italia mentre avevo l’opportunità. Sono rimasta a Perugia e rispondevo alla chiamata della polizia per più di 50 ore in quattro giorni, convinta di poterli aiutare a trovare il colpevole. Mai avrei pensato o immaginato che avrebbero usato la mia ingenua spontaneità per sopportare i loro sospetti. Non ho nascosto i miei sentimenti: quando avevo bisogno di conforto, Raffaele mi abbracciava, quando ero triste ed impaurita, piangevo, quando ero arrabbiata bestemmiavo e facevo osservazioni insensibili, quando ero scioccata, misuravo i passi o mi sedevo in silenzio; quando provavo d’aiutare rispondevo alle domande, consolavo le amiche di Meredith e provavo a mantenere un atteggiamento positivo.
Entrando la questura, non avevo nessuna coscienza della mia posizione legale. Ventenne e sola in un paese straniero, ero innocente e non ho mai previsto di essere sospettata e di dover soffrire una tortura psicologica. Ero interrogata come una sospettata, ma mi hanno ribadito che fossi una testimone. Ero interrogata per un periodo prolungato nel mezzo della notte e in italiano, una lingua che conoscevo appena. Mi hanno negato il difensore. La Corte di Cassazione ha deciso che l’interrogatorio e le dichiarazioni rese erano illegali. Mi hanno detto che avevo constatato l’uccisione di Meredith e che soffrivo dell’amnesia. Mi hanno detto che non avrei mai più visto la mia famiglia se non riuscivo a ricordare cosa fosse successo a Meredith quella notte. Mi hanno vinto con sfrontatezza, lasciandomi confusa e disperata. Quando minacci, menti, confondi, e costringi una persona a credere che la sua memoria si sbaglia, non troverai la verità.
Gli investigatori mi hanno fatto firmare una ‘confessione’ falsa che era priva di senso e non avrebbe mai dovuto essere considerato una prova legittima. In questa dichiarazione frammentata e confusa glil investigatori hanno identificato Patrick Lumumba come l’assassino perché avevamo scambiato degli Sms. L’interpretazione di cui gli investigatori hanno sbagliato ( Ci vediamo più tardi. Buona serata). La dichiarazione era priva di una chiara sequenza di eventi, era priva di corroborazione con la prova scientifica, era priva di una informazione fondamentale come: perché e come l’omicidio era successo, se qualcun altro fosse presente o aveva partecipato, cosa fosse successo dopo – forniva informazioni parziali, contraddittorie e come gli stessi investigatori impareranno tempo dopo, quando la difesa di Patrick Lumumba dimostra loro un alibi incontestabili, il verbale diceva il falso.
Diceva il falso perché io semplicemente non sapevo quello che mi chiedevano di sapere. Dopo più di 50 ore di interrogatorio in quattro giorni, ero mentalmente esausta ed ero confusa. Questa dichiarazione costretta ed illegittima era usata dagli investigatori per arrestare ed imprigionare un uomo innocente con l’alibi di ferro con cui avevo un tranquillo rapporto professionale. Questa dichiarazione costretta ed illegittima era usata per condannarmi per calunnia. Il pm e le parti civili hanno cercato e cercheranno di farVi credere che questa dichiarazione costretta ed illegittima, fosse prova della mia partecipazione nell’omicidio. Accusano e incolpano la vittima del loro proprio lavoro illegale. Se qualcuno ti costringe a tenere in mano una pistola, ti sopraffa, guida la mira perché sei cieca e preme il tuo dito sul grilletto, sei tu in colpa per avere sparato?
Dobbiamo riconoscere che una persona possa essere portata a confessare falsamente perché torturata psicologicamente.
Nel periodo breve che Meredith ed io eravamo coinquiline ed amiche, non abbiamo mai litigato. Meredith era la mia amica, lei mi era simpatica, mi aiutava, era generosa e divertente. Non mi ha mai criticata. Non mi ha mai dato neppure un’occhiataccia.
Ma l’accusa afferma che una rottura era successa tra me e Meredith per la pulizia. Questa affermazioni è una deformazione dei fatti. Vi prego di riferire alle testimoni delle mie coinquiline e delle amiche inglesi di Meredith. Nessuno ha mai visto o sentito dire che Meredith e io avevamo litigato, disputato, discusso. Nessuno ha mai detto che Meredith fosse una manica antagonistica della pulizia e che io fossi una maniaca antagonista dello sporco. Laura Mezzetti ha testimoniato che Meredith e io abbiamo solo occasionalmente pulito, mentre lei e Filomena Romanellli erano più interessate alla pulizia. Le amiche inglesi di Meredith hanno testimoniato che Meredith aveva una volta raccontato loro che lei era un po’ a disagio a trovare la parole giuste per parlarmi gentilmente come nuove coinquiline della pulizia nel bagno che condividevamo. L’accusa vi farebbe credere che questo è motivo per un omicidio. Ma questa è una deformazione inquietante dei fatti.
Non portavo in giro il coltello da cucina di Raffaele. Questa affermazione dell’accusa, decisiva per la loro teoria, non è corroborata da nessuna prova scientifica o testimoniale. Non avevo paura sulle strade di Perugia e non avevo nessuna necessità per portare in giro una grande ed ingombrante arma che avrebbe strappato a brandelli la mia borsa. La mia borsa non ha indicato nessun segno di aver trasportato un’arma sporca di sangue. E se Raffaele ha davvero insistito che io portassi un’arma come afferma solo l’accusa, mi avrebbe potuto prestare uno dei suoi coltellini portatili. L’affermazione che lui avrebbe insistito che io portassi un grande coltello da cucina non è soltanto senza senso, ma una indicazione inquietante di quanto disposto è l’accusa a resistere alla obiettività e la logica per sostenere una teoria sbagliata e confutata.
Ancora un’altra prova inventata, un’altra circostanza fabbricata a propria forma e misura, perché non avendo altro, all’accusa non rimaneva che inventare le prove.
Non avevo contattato Rudy Guede.
Come tanti ragazzi a Perugia, ho incrociato Rudy Guede una volta. Lui giocava a basket con i ragazzi che abitavano nell’appartamento sotto il nostro. Meredith ed io eravamo introdotti a lui nello stesso momento. Magari l’ho rivisto fra la moltitudine di studenti e giovani che affollavano le strade e i pub di Perugia ogni sera, ma finiva lì. Non avevamo scambiato i numeri di telefono, non ci incontravamo, non eravamo conoscenti. Non ho mai comprato droghe da Rudy Guede o nessun altro. I tabulati telefonici dimostrano la mancanza totale di contatto. Non ci sono testimoni che ci mettono insieme. L’accusa afferma che avrei convinto Rudy Guede a commettere violenza sessuale ed omicidio, ma hanno completamente ignorato il fatto che Rudy ed io non parlavamo la stessa lingua. L’accusa appoggia sulla inquietante e inaccettabile deformazione dei fatti obiettivi.
Non sono uno psicopatico. Non è una lista corta delle calunnie infondate e maligne che ho sofferto nel corso di questo processo legale. In aula sono stata chiamata nientemeno che: ‘ furba, manipolatrice, gattamorta, narcisista, incantatrice, falsa, adultera, drogata, una mischia esplosiva di droga, sesso e alcool, sporca, strega, assassina, calunniatrice, demone, depravata, impostore, promiscua, succube, cattiva, morta dentro, pervertita, dissoluta, psicopatica, un lupo travestita da pecora, stupratrice, ladra, puzzando di sesso, giuda, diavoletta, luciferina’.
Immaginate un simile abuso abuso ingiusto e maligno perpetrato contro Voi stessi. Immaginate un simile abuso ingiusto e maligno perpetrato alla vostra figlia ventenne. Non ho mai dimostrato un comportamento antisociale, aggressivo, violento o psicopatico. Non sono tossicodipendente, o ossessionata dal sesso. Quando ero arrestata mi hanno analizzato per droga ed ho risultato negativa. Non sono un psicopatico di doppia personalità. Non si adotta una mentalità psicopatica spontaneamente.
Questa è una fantasia non corroborata da nessuna prova obiettiva o testimoniale. L’accusa e le parti civili hanno creato e sostenuto questo assassinio di carattere perché non avevano altro da presentarvi. Non hanno prove, non hanno logica, non hanno fatti, non hanno dati. Hanno solo le loro calunnie contro di me, le loro personali opinioni su di me e su come sono fatta. Vogliono che pensate che io sia un mostro perché è facile condannare un mostro. E’ facile scartare la difesa di un mostro considerandolo inganno. Ma l’accusa e le parti civili sono tutte legalmente e moralmente dalla parte del torno. Mi hanno condannata senza prova di colpevolezza, e cercano di farVi condannarmi senza prova di colpevolezza. Se l’Accusa avesse vera e prova contro di me, non ci sarebbe bisogno di questi argomenti teatrali. Non ci sarebbe bisogno di mettere il fumo nei vostri occhi per distrarvi dalla mancanza di prova contro di me. Perché non esistono le prove che confermano colpevolezza. L’accusa di ingannerebbe con queste dichiarazioni serpeggianti, eclatanti ed appassionate. Perché non sono un’assassina, l’accusa vi ingannerebbe a condannarmi caricando le vostre emozioni dipingendomi non come una innocente fino a prova contraria, ma come un mostro.
L’accusa e le parti civili stanno commettendo delle ingiustizie contro di me perché non riescono ad ammettere , anche a se stessi, che hanno sbagliato terribilmente. Abbiamo visto che l’accusa ha saltato alle conclusioni dall’inizio della investigazione, hanno interrogato ed arrestato degli innocenti e hanno affermato ‘ Caso Chius’ prima che le prove scientifiche potessero essere analizzate, prima di aversi preoccupati a controllare gli alibi. Il pm e gli investigatori erano sotto una pressione tremenda di risolvere al pù presto il mistero di cosa fosse successo a Meredith. Le media locali ed internazionali avevano il fiato sui colli di questi investigatori. Le reputazioni e le carriere sarebbero o fatte o distrutte. Nella loro fretta, hanno sbagliato. Sotto pressione, ammettono meno sbagli possibile e di commettono ad una teoria fondata sugli sbagli.
Se non avessero saltati a conclusioni basate su nient’altro che la loro personale e soggettivissima intuizione, avrebbero scoperto delle prove definitive e conclusive non contro Patrick Lumumba, non contro Raffaele Sollecito, non contro Amanda Knox, ma contro Rudy Guede. Non ci saremmo più di sei anni più tardi discutendo indizi sconclusionati e inattendibili. Sarebbero state risparmiate le spese, l’angoscia, la sofferenza, non solo alle famiglie mia e di Raffaele, ma anche e soprattutto, a quella di Meredith.
Le accuse non meritano la fiducia giuridica e pubblica. In sei anni l’accusa ha fallito a fornire una teoria consistente, guidata e corroborata dalle prove. Nonostante ciò, vorrebbero convincerVi di togliermi la vita. Vi prego di vedere i fatti e la ragione di quanto dico. Sono innocente. Raffaele è innocente. Meredith e la sua famiglia meritano la verità. Vi prego di porre fine a questa enorme ed estenuante ingiustizia.
