di Maurizio troccoli
Giocano le ultime carte, al processo Mez, anche le parti civili, rappresentate dai legali della famiglia di Meredith Kercher e da quelli di Patrick Lumumba, il giovane finito in carcere insieme ad Amanda e Raffaele, perchè accusato dalla giovane americana di essere l’autore dell’omicidio. Pochi giorni alla sentenza che dovrebbe arrivare lunedì e in aula vanno in scena le ricostruzioni di quanto avvenuto la notte tra il primo e il due novembre del 2007 nella villetta di via della Pergola, a Perugia. Un omicidio cruento che ha visto condannati i due ex fidanzatini a 26 anni di reclusione per Amanda e a 25 per Raffaele, in primo grado.
Patrick Lumumba Patrick Lumumba fu scarcerato dopo pochi giorni di detenzione grazie ad un «alibi di ferro» che lo collocava in un luogo diverso dalla «casa degli orrori», ovvero nel suo locale, insieme ad un professore svizzero che testimoniò aiutando così il giovane a riprendersi la libertà. Quella testimonianza valse a convincere i pm della sua «assoluta estraneità ai fatti» nonostante le accuse di Amanda che risalgono agli interrogatori del 6 novembre del 2007, alla questura di Perugia. Patrick attende ancora che sia fatta giustizia, che sia risarcito per quanto sottratogli, che paghi chi si è macchiato di un così grave crimine che vede lui come «la seconda vittima di questa tragedia», come detto questa mattina da Claudio Pacelli, il suo difensore. «Patrick ha pagato molto, non soltanto per la detenzione quanto per i danni d’immagine», ha detto Pacelli:«Il mio assistito è finito sui giornali e sulle televisioni di tutto il mondo come l’autore dell’omicidio della giovane inglese». «Durante l’intervento del mio legale – dice – è come se fossi tornato indietro, rivivendo quel periodo veramente molto triste. Speriamo che sia fatta giustizia». «Oggi ho rivissuto quei momenti – ha detto Lumumba – la notte in cui il professore venne al pub dicendo che voleva salutarmi perchè l’indomani sarebbe tornato a Zurigo. Invece venne a salvarmi, senza che nè io nè lui ce ne rendessimo conto». «Amanda accusò falsamente un innocente – ha ribadito l’avvocato Pacelli – esclusivamente per non essere scoperta. Uno schema classico. Amanda è un’attrice consumata, una ragazza molto intelligente, astuta e furba. Che sicuramente sa suscitare delle emozioni in chi la ascolta».
Il dito puntato contro Amanda E la colpa di quanto accaduto ai danni di Patrick risiede tutta «nella giovane Americana, Amanda» di cui l’avvocato ha tracciato in aula un profilo, definendola «un mix esplosivo di droga, sesso e alcool». «Altro che dolce – ha aggiunto – ha una doppia personalità, viso acqua e sapone, la figlia che tutti vorrebbero, la Santa Maria Goretti, e poi con il suo aspetto istrione e da impostore, è luciferina, satanica, diabolica, dedita a comportamenti border line. E’ una enorme balla quella che dice Amanda quando sostiene che il nome di Patrick gliel’ha suggerito la polizia. E’ stata lei a scegliere arbitrariamente di indicare Patrick come il colpevole, per allontanare da se i sospetti», ha detto ancora l’avvocato.
Le udienze continuano Dopo il legale di Lumumba è la volta dei difensori della famiglia Kercher. Martedì invece iniziano le arringhe delle difese degli imputati. La sentenza d’appello è prevista per lunedì

