La foto postata da Amanda su twitter

di Francesca Marruco

«Noi siamo innocenti e queste motivazioni  non possono cambiare il dato di fatto della nostra innocenza». A scriverlo, in un lungo post su twitter è la studentessa americana Amanda Knox. La Knox, allega al post le motivazioni della loro sentenza e scrive: «le recenti motivazioni, non  e non possono cambiare le evidenze scientifiche. Gli esperti concordano nel dire che il mio Dna non venne trovato in nessun punto della stanza di Meredith, quando invece il Dna del reale omicida Rudy Guede, venne trovato dappertutto nella stanza e sul corpo di Meredith. Questa prova scientifica computa la teoria del multiplo assalitore trovata nelle motivazioni. Questa teoria non è supportata da alcuna prova scientifica affidabile».

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Movente illogico Amanda Knox, scrive anche che «come i precedenti moventi, anche l’ultimo, non è dimostrato da alcuna logica o evidenza credibile». «Le motivazioni – scrive la Knox -non possono identificare alcun movente fondato per il nostro supposto coinvolgimento in questo crimine terribile. Non meno di tre moventi sono stati precedentemente proposti dai pubblici ministeri e dalla corte. Ognuna di queste teorie non aveva dimostrazione, come il cosiddetto movente trovato nelle nuove motivazioni, e ognuno di questi moventi venne abbandonato dai magistrati».

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Prove scientifiche «Le prove scientifiche hanno anche direttamente confutato la teoria che il coltello da cucina fu l’arma del delitto»,  scrive ancora Amanda Knox. «Nel precedente procedimento – spiega la Knox -, in cui siamo stati dichiarati innocenti, la corte concluse dicendo che le evidenze scientifiche non supportavano la nostra presunta partecipazione all’omicidio, anzi trovarono che le evidenze circostanziali  erano inaffidabili e contrarie ad una dichiarazione di colpevolezza».

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Speranza «Adesso – conclude Amanda – mi focalizzerò nel proporre appello davanti alla Suprema Corte Italiana. Resto speranzosa – conclude nel lungo post – che la Corte Italiana riconoscerà ancora una volta la mia innocenza e quella di Raffaele».

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