Un medico in un reparto (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Enzo Beretta

Ci sono tre medici dell’ospedale di Pantalla indagati per la morte dell’operaio Danilo Nulli, 53 anni, deceduto il 13 giugno 2022 dopo il secondo ricovero in 19 giorni. Una morte che, secondo i consulenti tecnici incaricati dalla Procura di Spoleto di approfondire il caso, poteva essere evitata. I medici sono accusati dal pubblico ministero Michela Petrini dei reati di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari il sostituto procuratore parla di «imprudenza, negligenza e imperizia». 

«Elevati termini di sopravvivenza» «Considerato il tempo intercorso tra il primo e il secondo accesso la probabilità di concludere l’iter diagnostico cardiologico e di individuare la severa coronaropatia bivasale da cui il paziente era affetto era sicuramente elevata e avrebbe consentito di accedere alle cure appropriate in condizione di stabilità e di elevata possibilità di successo in termini di sopravvivenza – scrivono nelle 52 pagine di relazione il cardiologo Gian Piero Perna e il medico legale Adriano Tagliabracci -. Visto il tempo trascorso tra il primo e il secondo accesso l’individuazione della problematica in questa fase sarebbe stata con alta probabilità in grado di individuare tempestivamente la malattia coronarica bivasale e di avviare il paziente alla necessaria rivascolarizzazione, evitandone il decesso con una probabilità molto elevata, stimabile tra il 70 e il 90%». 

Dolore toracico Nulli, professione meccanico – viene ricostruito – un uomo di 53 anni in buone condizioni di salute e donatore di sangue, il 23 maggio lamenta un dolore toracico con vomito durante la notte: la moglie lo accompagna al pronto soccorso dell’ospedale Media Valle del Tevere, dal quale viene dimesso con un esame programmato di Egds (esofagogastroduodenoscopia, ndr) che verrà effettuato quattro giorni più tardi. Il 12 giugno, però – è agli atti del procedimento – accusa nuovamente intenso dolore toracico, vomito, sudorazione e difficoltà respiratorie, per cui viene riportato al pronto soccorso di Pantalla dove gli fanno un Rx all’addome. Alla moglie viene il sospetto che «non gli stiano facendo quanto necessario» e insiste per «farlo restare in ospedale». Alle 21.04 la vedova riceve notizie confortanti: «Le riferiscono che il marito sta bene e riposa. Alle 2:10 ecco la telefonata dall’ospedale in cui le si diceva ‘Signora, purtroppo c’è stata una complicanza, suo marito è deceduto». 

L’orario della morte Dubbi vengono avanzati riguardo l’orario del decesso dai familiari della vittima – assistiti dall’avvocato Erdis Doraci, il quale si avvale della consulenza medico legale del dottor Sergio Scalise Pantuso che si è occupato della relazione iniziale che ha innescato il procedimento – che lo vorrebbero anticipare. Tra le altre cose viene contestato agli indagati il fatto di «non aver eseguito gli enzimi di citonecrosi (troponina hs)» e di «non aver effettuato una valutazione cardiologica comprensiva di ecocardiogramma. Non ripeterono l’Ecg dopo ore di osservazione né chiesero il trasferimento del paziente in altra sede ospedaliera dotata di emodinamica per la esecuzione di una angioplastica primaria».

Consulenza Al pm Michela Petrini che chiede di individuare eventuali «condotte commissive o omissive da parte dei medici che hanno avuto in cura la vittima» gli esperti rispondono che «tutti i medici intervenuti hanno concorso alla non corretta assistenza che ha determinato la morte del paziente». Più nello specifico «gli accertamenti diagnostici e i trattamenti sanitari effettuati all’ospedale di Pantalla il 23 maggio e il 13 giugno 2022 non furono conformi ai parametri di perizia, prudenza e diligenza esigibili nell’esercizio della professione medica. I trattamenti correttamente effettuati nel corso del primo ricovero avrebbero consentito con elevata probabilità di evitare la morte. Probabilità elevate, seppure inferiori, di evitare il decesso, ci sarebbero state anche nel secondo ricovero, qualora fossero stati esperiti gli accertamenti necessari per una tempestiva diagnosi che era alla portata dei medici curanti».

«Primo Ecg anomalo, secondo anormale» Nell’atto si legge che «a Nulli era stato assegnato un codice giallo, gravità che l’ospedale di Pantalla non è attrezzato a gestire». Si racconta di un «Ecg anomalo» avvenuto durante il primo accesso del 22 maggio: «Non risulta valutato da un cardiologo né peraltro dal medico di pronto soccorso». La documentazione riporta che Nulli è stato seguito da un solo medico, alla quale vanno ascritti i non corretti interventi assistenziali praticati al paziente». «Francamente anormale», invece, viene definito il secondo Ecg: «È verosimile che i medici fossero ormai incanalati verso una patologia gastroenterologica e abbiano perciò omesso qualsiasi valutazione per il dolore toracico». È convinzione dei consulenti della Procura che i sanitari «avrebbero potuto in ogni momento rivalutare il caso e indirizzare l’assistenza verso un corretto percorso».

Cause della morte «Nulli è deceduto per una sindrome coronarica acuta complicata da arresto cardiaco ed edema polmonare acuto in paziente con severa coronaropatia bivasale interessante il tratto prossimale della interventricolare anteriore e della coronaria destra – è nella consulenza -. L’eziologia era costituita da un infarto miocardico inferiore per ‘esplosione di placca’ (emorragia intraplacca) con conseguente ostruzione della coronaria destra nel primissimo tratto».

Poteva essere salvato? «Con un approccio completo alla valutazione diagnostica del dolore toracico la patologia di Danilo Nulli poteva essere individuata fin dal primo accesso al pronto soccorso di Pantalla – scrivono gli esperti -. L’Ecg era un Ecg patologico e la negatività di un solo campionamento della Troponina non è sufficiente a escludere la patologia coronarica in un soggetto fumatore, iperteso, dislipidemico. Purtroppo i medici del pronto soccorso di Pantalla si orientarono su una diagnosi ‘alternativa’ e non su quella che doveva essere la prima condizione patologica da escludere». E ancora: «Nel secondo accesso Nulli presentava un chiaro quadro di sindrome coronarica acuta con sopraslivellamento St (Stemi) in inferiore e con quadro di alto rischio. Pertanto dopo aver fatto la diagnosi e aver reperito una via periferica il paziente doveva essere trasferito in un Centro Hub dove eseguire coronarografia e rivascolarizzazione. Visti i tempi tra accesso al pronto soccorso e decesso vi erano i margini per trasferirlo a Perugia con la finalità di trattamento invasivo (angioplastica primaria). Le probabilità di outcome favorevole sarebbero state sicuramente alte – circa il 70% – ma non con assoluta certezza di sopravvivenza, viste le condizioni cliniche scadute e la anatomia coronarica presente. È difficile comprendere come mai non sia stata individuata la chiara variazione del tracciato rispetto ai precedenti e soprattutto la presenza di uno Stemi inferiore. Con elevata probabilità i medici in servizio non hanno richiesto una valutazione specialistica dell’Ecg e si sono ‘affidati’ alla diagnosi ‘on site’ posta dal software implementato sull’elettrocardiografo utilizzato. La ‘misinterpretazione’ del tracciato Ecg con sistemi ‘automatici’, in particolare nello Stemi, è dell’ordine del 23-35% ed oltre quando si usano ‘sistemi esperti’ certificati. Pertanto, quanto riportato dall’interpretazione automatica del software implementato sugli elettrocardiografi usati presso l’ospedale di Pontalla è clinicamente irrilevante e non può essere utilizzato per una diagnosi di rule-in/rule-out. In altre parole l’Ecg andava valutato da un cardiologo con teleconsulto o valutazione cardiologica diretta». Insomma, «il fatto che i diversi medici intervenuti non siano ricorsi a una consulenza cardiologica e non abbiano sottoposto a una valutazione cardiologica, diretta o tramite teleconsulto, il risultato di esami elettrocardiografici prodotti in automatico da sistemi esperti che nel caso dello Stemi possono portare a non corretta interpretazione del tracciato con frequenza elevata, ci impone di segnalare che possano avere contribuito alla non corretta assistenza anche fattori logistico-organizzativi a carico della struttura sanitaria di Pantalla».

Parla la famiglia L’avvocato Erdis Doraci, che assiste la moglie, i genitori e la sorella di Danilo Nulli considerate persone offese in questo procedimento penale, spiega: «L’iniziativa della Procura conferma le mie convinzioni e la fondatezza della querela presentata. Adesso andremo avanti con fermezza per ottenere giustizia in questa tragedia evitabile». Gli indagati sono difesi dagli avvocati Valeriano Tascini, Angelo Costanzi Pietrancola e Maria Letizia Angelini Paroli.