Un sistema con due organizzazioni criminali che avevano come terminale privilegiato un imprenditore umbro del settore della distribuzione carburanti, che in due anni ha generato una frode dell’Iva per oltre 25 milioni di euro.
Tredici arresti Dalle prime ore della mattina, il Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Perugia, sotto la direzione di questa Procura della Repubblica, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di 13 persone, di cui 8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, residenti in Umbria, Lombardia, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Svizzera, indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi fiscali. Contestualmente è in corso di esecuzione il sequestro preventivo di oltre 25 milioni di euro disposto sempre dal gip sui conti correnti, sulle quote societarie e sui beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati ed alle società coinvolte nell’associazione.
Controllo iniziato in Umbria Le complesse indagini di polizia giudiziaria hanno preso il via da un controllo fiscale aperto nei confronti di un’importante società umbra operante nella distribuzione di prodotti petroliferi. Da qui si è passati a servizi di osservazione e pedinamento ed approfondimenti dei rapporti commerciali intrattenuti da un imprenditore umbro, che hanno consentito, anche con l’ausilio di indagini tecniche e finanziarie, di risalire sino ai vertici di due distinte organizzazioni criminali, di cui una operante anche in ambito internazionale, nel settore della commercializzazione di carburante per autotrazione. In particolare, l’imprenditore umbro è risultato il “terminale privilegiato” delle due organizzazioni che, in modo del tutto indipendente l’una dall’altra, avevano messo in piedi
una colossale frode all’Iva.
Frode Iva colossale Infatti, sui carburanti gravano, per il 72% circa del costo industriale, due tipologie di imposte: le accise (50% circa) e l’Iva (22%). Sfruttando la normativa vigente in caso di acquisti di beni in ambito comunitario, per cui l’Iva viene applicata nel Paese di destinazione, le due organizzazioni criminali avevano posto in essere sofisticati sistemi per evitare il pagamento dell’imposta ed ottenere illeciti guadagni con il commercio di carburante. In particolare, i promotori di una delle due associazioni avevano costituito una società svizzera, che acquistava carburante da regolari raffinerie dislocate in Slovenia e Croazia e lo rivendeva, applicando un margine di guadagno, a 8 società fittizie con sede in Italia, appositamente create ed intestate a prestanomi ma, di fatto, riconducibili agli stessi promotori.
Il sistema Così, mentre il carburante transitava dall’Est Europa in un deposito fiscale italiano, in attesa di giungere ai destinatari finali, le società interposte emettevano false fatture di vendita ad un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto dalla società svizzera, con l’applicazione dell’Iva. In questo modo, i destinatari finali del carburante riuscivano a spuntare un prezzo più basso di quello praticato dal mercato, così da poter praticare, presso le proprie pompe di benzina, prezzi più convenienti rispetto alla concorrenza, con conseguente distorsione del mercato e notevole danno per gli altri operatori del settore. Contestualmente, le società fittizie aumentavano il loro debito Iva nei confronti dello Stato, senza mai assolverlo, mentre il margine di guadagno della compravendita di carburante veniva depositato al sicuro nei conti svizzeri nella disponibilità dei promotori dell’organizzazione. Inoltre, per evitare controlli che potessero disvelare il meccanismo fraudolento, il prelevamento del carburante dal deposito fiscale avveniva in tutta regolarità, con il pagamento dell’accisa e la predisposizione della documentazione di trasporto per le autocisterne: allo stesso modo, venivano regolarmente effettuati i pagamenti in corrispondenza dei vari passaggi del prodotto (società svizzera – società fittizie – cliente finale). Analogo schema fraudolento è stato adottato dalla seconda organizzazione criminale che si è avvalsa della consulenza di un commercialista romano per l’individuazione dei potenziali prestanomi cui intestare 13 società fittizie, che rivendevano il carburante a distributori finali.
Società fittizie e prestanomi In alcuni casi, venivano poste in essere delle varianti al modus operandi per rendere più complessa la ricostruzione dei fatti illeciti: le società fittizie procedevano, infatti, all’acquisto di carburante da fornitori italiani presentando false “dichiarazioni di intento”, in cui attestavano di essere esportatori abituali, circostanza che consentiva di traslare su di loro il debito Iva. Le indagini hanno consentito di individuare ben 21 società fittizie create dalle due organizzazioni criminali ed intestate a prestanomi che, in un biennio, hanno frodato il fisco, complessivamente, per oltre 25 milioni di euro.
