Era alla guida dell’auto che nel marzo del 2014 finì fuori strada nei pressi di Spina . Era alla guida quando Gianmarco Camilloni, l’amico 17enne era con lui, morì nel tremendo impatto. Adesso, il 20enne F.C., è statorinviato a giudizio per omicidio colposo dal gip di Spoleto e il prossimo 10 novembre per lui inizierà il processo. A dare la notizia del prossimo processo cono i genitori del 17enne rimasto ucciso tramite l’ufficio stampa dello studio legale a cui si sono rivolto per avere un risarcimento.
Tempi biblici «La morte di un figlio o di un fratello – si legge nella nota – è un evento terribile che segna per sempre l’esistenza di chi rimane a piangere la perdita del proprio caro, che niente e nessuno potrà restituire. La famiglia Camilloni tuttavia potrà quanto meno ritrovare un po’ di serenità con la conclusione del procedimento penale nei confronti del responsabile della morte del loro figlio – commenta Ermes Trovò, amministratore unico di Studio 3A – Resta il fatto che dobbiamo ancora una volta constatare i tempi biblici di una giustizia che non è in grado di dare risposte, non dico rapide ma quanto meno in tempi decenti, ai cittadini. Dover attendere quasi due anni per un’udienza preliminare è inaccettabile, tanto più se questo sacrificio tocca a persone che hanno già dovuto sopportare un dolore immenso com’è quello per l’improvvisa perdita di un figlio o di un fratello».
Il fatto Secondo quanto poi venne ricostruito nei rilievi successivi all’incidente, il 20enne finì fuoristrada per l’eccessiva velocità. E la Mini Cooper, dopo varie sbandate, andò a sbattere contro un muro di cemento armato, che non lasciò scampo Gianmarco Camilloni. Il condicente invece se la cavò con ferite non gravi.«La famiglia Camilloni – si legge ancora nel comunicato stampa – per ottenere giustizia e far valere i propri diritti, attraverso la consulente Daniela Vivian si è rivolta a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha preso particolarmente a cuore la vicenda. Sotto l’aspetto civile il procedimento si è concluso. Non così, invece, in chiave penale, dove la relativa causa si sta incomprensibilmente trascinando da mesi».
