di Maurizio Troccoli

Si fa strada l’ipotesi dell’inganno, della trappola, insomma di un piano criminale teso per incastrare Marco Massinelli, il maresciallo dei carabinieri umbro, scomparso lo scorso 6 marzo, la notte tra lunedì e martedì.

L’ipotesi peggiore Se l’ipotesi fosse confermata, la conseguenza più preoccupante sarebbe quella che a mettere in piedi il piano criminale non sarebbero dei banditi qualunque, ma un vero commando, un gruppo di professionisti che programmano la trappola e ti ci fanno cadere dentro senza lasciare traccia. Perdipiù utilizzando apparecchiature e tecniche che, paradossalmente, di per sé lasciano segni e tracce del proprio passaggio. Computer, telecamere, social network, questi gli elementi di indagine, questi i canali principali dell’inchiesta e questi allo stesso tempo i buchi neri di una ricostruzione che al momento non ha elementi certi, se non quello che la vittima non è una persona qualunque, non uno sprovveduto, ma un militare che di indagini ne sa qualcosa. Messi insieme tra loro gli elementi fanno crescere la preoccupazione di quanti sono a caccia di un indizio, di un elemento certo, di una testimonianza o circostanza che faccia chiarezza sul cosa c’è dietro la sparizione di un uomo, della sua autovettura, del suo computer e dei suoi dati sul profilo Facebook. A mettere insieme questi elementi la Gazzetta di Mantova che segue il caso passo dopo passo.

Dall’Umbria al Mantovano Un passo indietro. E’ il 6 marzo e Marco Massinelli – come raccontato alla puntata di «Chi l’ha visto?» – è ritornato da soli due giorni da un viaggio a Miami, in America, con amici. Ricky, un amico, dice che Marco racconta di dovere ritornare martedì in servizio, a  Pegognaga, dove è maresciallo dei carabinieri. Ai genitori racconta di avere «voglia di rivedere i suoi amici, di riprendere servizio e di consegnare loro i pensierini che ha comprato in America». Lo hanno detto ai giornalisti i genitori di Marco, da Castiglione del Lago, in provincia di Perugia. E’ lunedì sera e Marco saluta i suoi, direzione Pegognaga, 300 chilometri di strada da percorrere a partire dalle 23.20, orario in cui lascia casa a Castiglione. Passa dal casello di Val di Chiana, a bordo della sua Audi A3 grigio scuro. Durante il tragitto messaggia con la sua amica di Miami che era andato a trovare i giorni precedenti, e alle 2.30 esce dal casello di Pegognaga.

Da qui il mistero Marco non va in direzione del suo appartamento che sarà trovato in ordine e senza bagagli nè oggetti, neppure quelli del viaggio, ma continua il suo viaggio. E’ di nuovo attivo il suo profilo Facebook: è Marco a interagire oppure qualcuno si è connesso dal suo cellulare? Al passaggio dal casello di Pegognaga, registrato dalla telecamera, Marco è da solo oppure qualcuno è già salito in macchina con lui e magari lo tiene sotto minaccia? A queste domande non si è riuscito ancora a dare una risposta. C’è solo la certezza che il cellulare di Marco aggancia la cella telefonica di Carpi. Siamo in provincia di Modena e sono le 3.25 del mattino di martedì. L’Audi A3 ha imboccato la via Emilia, verso sud, «è come se tornasse indietro rispetto alla direzione da cui proviene, perché non è uscito prima, ad esempio al casello autostradale di Carpi?», si chiede il cronista della trasmissione di Rai 3.

Le interazioni misteriose Ma sempre alle 3.25 e sempre dal suo cellulare sul profilo di Marco viene postata una canzone dei Pink Floyd il cui contenuto dice di «non avere paura della morte», commenta Richie Del Buono, un amico di Marco. Ci sarà una nuova connessione di altri 15 minuti per aggiornare il profilo Facebook di Marco. E il viaggio riprende ancora per altri chilometri fino a Castelfranco Emilia, quell’auto è a 66 chilometri da Pegognaga. Ancora una connessione, ancora 9 minuti di navigazione e l’orologio indica le 4.39. Da qui il vuoto, il nulla. Niente di niente che raccontino della sua presenza, nessun dato recuperabile sulla rete, come se qualcuno avesse manomesso allo scopo di fare sparire ogni traccia, con una manualità da professionista, da chi sa come fare e probabilmente sa che per accedere a quei dati occorre avere in possesso il computer di Marco. Ovviamente anche questo scomparso, anche questo senza tracce.

La macchina da trovare E la macchina? Già la macchina, l’elemento a cui si aggrappa l’investigazione. «Difficile da nascondere più di un corpo di un uomo», dicono i genitori di Marco. La macchina che rappresenta l’appello degli investigatori e dei familiari: chiunque l’avesse vista ne dia notizia: è un’Audi A3, colore grigio scuro targata DB 364 MY. Sempre per la macchina sono in moto gli elicotteri sui cieli di questo territorio. Ed è ancora la macchina a fare temere al peggio: una rapina, un agguato portato a segno a perfezione? Dal momento della sua scomparsa gli amici provano a contattarlo al telefono, ma il cellulare di Marco è spento. I carabinieri di Pegognaga lo cercano da venerdì poichè «Marco non ha mai fatto rientro in caserma», dicono e uno di loro scrive sulla bacheca di Maddalena Luca, un’amica di Marco.

Le domande I dubbi, le domande, la paura, le bugie: è questo il perimetro del giallo di Marco in queste ore. Perchè Marco ha mentito? Perchè i genitori sapevano che sarebbe rientrato a lavoro il martedì? Perchè invece voleva starsene per i fatti suoi fino a giovedì quando avrebbe raccontato di dovere incontrare un amico l’8 marzo?  Bugie inspiegabili visto che Marco doveva rientrare effettivamente il sabato, mentre ai colleghi avrebbe raccontato di rimanere in Umbria fino a giovedì. Insomma, Marco potrebbe avere avuto qualcosa da nascondere, da non fare sapere. Forse qualcuno da incontrare. O magari un appuntamento per motivi da non condividere con nessuno. E forse sarebbe rimasto vittima di quell’appuntamento, di quelle persone che avrebbe dovuto incontrare e che hanno avuto tre giorni per portare a segno il piano criminale, senza lasciare traccia. Neppure quelle delle ultime interazioni con il suo profilo e con la rete, che risultano incredibilmente retrodatate.

Le ricerche continuano Elicotteri, investigatori, specialisti informatici, in queste ore passano a setaccio ogni frammento di territorio, ogni traccia lasciata sulla rete ogni fotogramma di quelle telecamere che hanno registrato il passaggio dell’Audi grigia. Cascinali, case abbandonate, terreni sono sotto la lente degli inquirenti e le frontiere di tutt’Europa sono allertate attorno al caso di Marco Massinelli, per il quale lavora da ore anche l’Interpol, mentre c’è chi sospetta che la sua auto possa essere già molto lontana.

Chi avesse informazioni Chiunque avesse informazioni utili è pregato di contattare uno di questi numeri: 0376.558034 Caserma CC di Pegognaga (MN); 0376.526700 Caserma CC di Gonzaga (MN); 075.951138 Caserma CC di Castiglione del Lago (PG). I carabinieri invitano anche a chiamare il 112 se qualcuno dovesse vedere l’automobile di Marco,  l’Audi A3 nera targata DB 364 MY ma avvertono di non toccarla, nella speranza che all’interno possano esservi tracce utili per il ritrovamento del militare.

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