Il tribunale penale di Perugia (Foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Permessi per realizzare fabbricati in zone boschive assolutamente inedificabili e piano regolatore riparatore per ‘sanare’gli abusi. E’ questa l’ipotesi accusatoria per cui diciassette persone, tra cui il sindaco di Magione Massimo Alunni Proietti, sono state raggiunte da avviso di conclusione delle indagini per la storia della lottizzazione ‘creativa’ di un terreno situato di fronte al lago Trasimeno che avrebbe fatto arricchire amministratori e chi quei lotti li possedeva.  Tra le accuse contestate a vario titolo dal pm Giuseppe Petrazzini, l’abuso d’ufficio e il falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale.

Il falso In particolare, a tutti gli indagati viene contestato il falso in atto pubblico, in concorso e aggravato perché «quali componenti dell’amministrazione comunale di Magione, in sede di approvazione della variante generale del piano regolatore, indicavano e qualificavano quali zone di completamento edilizio» zone «coperte da boschi e qualificate come aree boscate» con l’aggravante dell’abuso d’ufficio.  I fatti che vengono contestati ruotano attorno al piano regolatore del 2009 con cui, secondo l’accusa avrebbero voluto sanare abusi perpetrati negli anni precedenti.

Le concessioni E’ al responsabile tecnico dell’allora amministrazione comunale che viene contestato l’abuso d’ufficio, perché «al fine di procurare un ingiusto profitto ai proprietari delle varie particelle, consistente nella realizzazione di fabbricati in zone boschive, e quindi assolutamente inedificabili, ed all’Amministrazione comunale della percezione dei relativi oneri di edificabilità, rilasciava permessi a costruire e le autorizzazioni paesaggistiche». In particolare, hanno appurato gli uomini del nucleo investigativo di polizia ambientale  del Corpo Forestale dello Stato, sarebbero state 21 le autorizzazioni rilasciate tra il 2002 e il 2008.

I fatti Secondo la valutazione della procura, con queste autorizzazioni, i destinatari sarebbero stati «indotti in errore in merito alla possibilità di edificazione» in quei terreni situati tra Magione, San feliciano e Rovarno. Le villette costruite vennero sequestrate nel 2009., insieme al piano regolatore, dopo che l’associazione Italia Nostra, già dal 2006 aveva già denunciato la cosa. Sul sequestro si è espressa due volte anche la Cassazione che ha stabilito come «nei boschi sottoposti a vincolo paesaggistico provvedimentale non si può costruire stante la citata disciplina regionale e provinciale che impone un vincolo di inedificabilità assoluta».

Rinvio a giudizio Tra gli indagati, all’epoca dei  fatti consiglieri di maggioranza e assessori comunali, ci sono anche l’attuale vicesindaco Luciano Taborchi, e Lando Contini, assessore all’Istruzione. Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati  Luciano Ghirga, Francesco Falcinelli e Alessandro Vesi.  Per loro si avvicina la richiesta di rinvio a giudizio. Intanto hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti dal magistrato titolare dell’indagine.

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