di Iv. Por.
Cerqueto è un piccolo borgo che si raggiunge appena usciti dalla nuova statale 3 Flaminia, girando a destra dopo la rampa in discesa della Flaminia. Dista circa un chilometro dal centro abitato di Gualdo Tadino. I negozi sono tutti chiusi, molti hanno appesi cartelli con la scritta: “Chiuso per lutto”. Ma non sarebbe servito. Tutti a Cerqueto sanno perché per un pomeriggio niente ha senso, se non il dolore. La comunità si è fermata, mercoledì pomeriggio, per dire ciao a Daniele Spigarelli, quel ragazzone buono e sfortunato, quel padre di famiglia la cui vita si è interrotta lunedì mattina poco dopo le 5 sulla Flaminia nel tragico incidente in cui sono morto anche il suo collega Enrico Rossi di Casacastalda e il ferroviere Paolo Trotta.
FOTOGALLERy: TRAGICO INCIDENTE
Un’ora prima dei funerali, fissati per le 16.30, la salma è già all’interno della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio. I banchi sono già quasi pieni e si recita il rosario. Molti giovani, coetanei di Daniele, che se ne è andato appena a 44 anni. Tanto silenzio, lacrime, dolore dentro che fuori la chiesa.
Arrivano anche le “istituzioni”. Il sindaco Massimiliano Presciutti, certo, juventino come lui. Insieme avevano festeggiato l’ennesimo scudetto, poche settimane fa. Ma anche i gonfaloni listati a lutto della Pro loco di Cerqueto, del Cerqueto calcio e della Contrada di San Martino dei ‘Giochi de le Porte’ con i colori giallorossi. C’è chi è venuto all’appuntamento con il fazzoletto giallorosso annodato al collo, sia uomini che donne. È l’appartenenza, la comunità che saluta. Un modo per dire: se ne è andato uno di noi.
La messa è inizia puntuale con i canti, ma la gente continua ad affluire nella piccola chiesa. Tanta gente. C’è anche la vedova di Enrico Rossi. Enrico aveva solo sei anni più di Daniele. Ogni mattina si vedevano presto per andare a lavorare. Da quando aveva chiuso la sede di Fossato, partivano ancora prima per andare fino a Sassoferrato, nelle Marche. Vita dura, da operai. Ma con la fierezza di chi il lavoro lo ha difeso lottando e se lo tiene stretto, con mille sacrifici. Amici. Hanno fatto anche l’ultimo viaggio insieme. E le famiglie li salutano stringendosi intorno ad un’unico, grande, dolore.
A dire messa c’è don Libardo, assieme ad altri due parroci. Tocca a lui provare a dare un senso a una tragedia enorme. A spiegare alla moglie e due figli, di 4 e 9 anni, ai parenti e agli amici perché Daniele è partito per andare a lavorare e non è tornato. I giornalisti restano fuori quindi le sue parole non arrivano. Resta solo il silenzio e quella bara portata in spalla che esce dalla chiesa e si allontana.
