di Chiara Fabrizi
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«Un uomo di fede, coraggioso e onesto». Così don Carlo Maccari ha descritto l’appuntato scelto Emanuele Lucentini, il carabiniere colpito a morte sabato mattina da un proiettile esploso accidentalmente dal commilitone con cui aveva appena finito il turno di notte.
Le parole della moglie Stefania: «Sempre tua sposa» Ma a straziare la cattedrale di San Feliciano è stata la moglie Stefania che nonostante il dolore per la tragica perdita ha voluto raccontare alle duemila persone che hanno affollato il duomo l’incredibile amore che «ogni giorno – ha detto guardando il feretro coperto dal tricolore – mi hai sempre dato tanto amore, svegliarsi accanto a te tutte le mattine è stato un dono, come incontrarsi la prima volta e capire che saremmo invecchiati insieme, io – ha detto la donna sorretta da due familiari – non sarò mai vedova, ma sempre la tua sposa».
L’abbraccio dell’Arma dei carabinieri Le parole di Stefania hanno scosso familiari, amici e commilitoni che al fianco di Emanuele hanno lavorato lunghe ore sulle strade del comprensorio di Foligno, apprezzandone generosità e professionalità. Profondamente addolorato anche il vicecomandante generale dell’Arma, Vincenzo Giuliani, che dall’altare ha portato i saluti del comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette: «Il nostro comandante è umbro e conosceva personalmente Emanuele, io invece l’ho iniziato a conoscere sabato mattina, dopo averlo visto sul tavolo dell’obitorio, attraverso i racconti dei militari e della gente che lo amava e stimava, posso solo dire a Stefania – ha affermato con la voce rotta dal dolore – che è stata fortunata ad avere un uomo così accanto».
La lettera del cognato: «Sei stato un fratello» Tra i banchi anche il comandante della Legione Umbria, il generale Roberto Boccaccio, i comandanti delle Compagnie dell’Umbria, a cominciare da quella di Foligno guidata dal capitano Antonio Memoli, ma anche il prefetto Antonella De Miro, il questore Carmelo Gugliotta e il sindaco di Foligno Nando Mismetti. Grande commozione anche per la lettera del cognato Stefano: «Per me sei un fratello, hai reso felice Stefania e sei stato sempre accanto alla mia famiglia, vivendo per 49 anni da angelo in terra, ora da lassù continua a starci vicino».
Il ricordo di don Carlo Nell’omelia don Carlo, che ha anche celebrato le nozze di Emanuele e Stefania, ha parlato «un uomo di fede coraggioso e onesto» e ricordato la generosità del militare tragicamente morto raccontando: «Ricordo quando ero parroco a Fiammenga che insieme ai tuoi amici di Tolentino hai voluto sistemare la casa un po’ fatiscente di un nostro anziano collaboratore sacerdotale, non ti spaventava niente ed eri sempre pronto a spenderti per il prossimo e non dimenticherò mai la volta in cui mi hai detto che fare il carabiniere era come fare il parroco». Il feretro dell’appuntato scelto Lucentini è uscito dalla cattedrale tra gli applausi e la commozione di tantissime persone che assiepate lungo la strada lo hanno accompagnato con un grande abbraccio fino a porta Romana.
