di Ivano Porfiri
«Io sono innocente, Raffaele è innocente, non abbiamo ucciso Meredith. Vi prego di considerare che quello che è successo è stato uno sbaglio». Si è rivolta così, con la voce rotta dalle lacrime, Amanda Knox alla Corte d’Assise d’appello di Perugia. Alla famiglia di Meredith ha voluto dire che «mi dispiace molto che lei non c’è più. Anche io ho delle sorelle più piccole e il pensiero della loro mancanza mi terrorizza. E’ incomprensibile e inaccettabile quello che voi e Meredith avete subito. Non sarà la nostra condanna a darvi giustizia». Qui Amanda è scoppiata in un pianto dirotto. Poi le scuse anche a Patrick.
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Non sono brava a parlare «Egregi singori della corte», ha esordito la giovane statunitense il suo lungo discorso, ringraziando più volte «della pazienza che mi concederete» perché «non sono dotata del talento del discorso, spesso non riesco ad esprimere i miei pensieri». Amanda ha raccontato di quando, negli Usa, fra amici si riunivano per discutere di un determinato tema e lei avava difficoltà ad articolare i suoi pensieri. «La mia mente si bloccava – ha detto – la mia bocca si impasticciava». Ma ha detto di voler parlare «per dirvi cose che non sono riuscita a dirvi ancora».
Non mi abituo a questa vita spezzata «Ci sono state occasioni per parlare, ma io sono stata di poche parole, non avrei mai pensato di essere condannata per un delitto che non ho commesso. In questi tre anni ho imparato la vostra lingua e le procedure ma non mi abituo a questa vita spezzata». Amanda ha spiegato di aver preso la parola perché «ci sono persone a cui dovrei rivolgermi che non sono qui, ma io o sono qui o sono in carcere e ora sono qui».
Alla famiglia di Mez «Alla famiglia di Meredith voglio dire che mi dispiace molto che lei non c’è più. Non posso sapere come vi sentite ma anche io ho delle sorelle più piccole e l’idea della loro sofferenza e dell’infinita mancanza mi terrorizza. E’ incomprensibile e inaccettabile quello che voi e Meredith avete subito». Qui la Knox è scoppiata in un pianto dirotto. «Mi dispiace per tutto quello che è successo: non è giusto. Non siete soli quando la ricordate, perché anche io vi sto pensando. Anche io ricordo Meredith e il mio cuore è infranto per tutti voi. Meredith era gentile, intelligente, simpatica e sempre disponibile. Era lei che mi invitava a vedere Perugia da amica. Le sono grata e onorata di averla potuta conoscere e di essere stata in sua compagnia».
Scusa a Patrick Poi si è rivolta a Patrick, cercandolo in aula: «Non ti vedo». «Mi dispiace – gli ha detto – non volevo farti un torto, sono stata ingenua e per niente coraggiosa, avrei dovuto sopportare le pressioni che mi spingevano a farti del male. Non volevo contribuire a quello che hai sofferto. Tu sai cosa vuol dire avere delle accuse ingiuste imposte sulla tua pelle. Non meritavi quello che hai vissuto e spero che riuscirai a trovare la tua pace».
Tante cose ingiuste su di me «La morte di Meredith è stata uno shock terribile per me. Lei era una mia nuova amica. Un punto di riferimento per me qua a Perugia. Eppure è stata uccisa. Poiché sentivo un’affinità verso di lei, con la sua morte ho riconosciuto una mia vulnerabilità. Mi sono affidata soprattutto a Raffaele che si è dimostrato una sorgente di rassicurazione, consolazione, disponibilità e amore. Mi sono anche affidata alle autorità di indagine perché volevo aiutare a rendere giustizia a Meredith». «Un altro choc è di essere arrestata e accusata. Mi ci è voluto molto tempo per confrontarmi con la realtà di essere accusata ingiustamente. Stavo in carcere, il mio volto era dapperutto. Facevano pettegolezzi su di me, quasi sempre insidiosi, ingiusti e cattivi sulla mia vita privata. Vivere questa esperienza mi risulta inaccettabile. Mi sono data la speranza che tutto si sarebbe sistemato come dovuto, che questo sbaglio enorme nei miei confronti sarebbe stato riconosciuto. Che ogni giorno passato in cella o in aula era un giorno più vicino alla mia libertà. Questa era la mia consolazione. Nel buio che mi permetteva di vivere senza disperarmi, continuando la mia vita come ho sempre fatto, in contatto con i miei amici e la mia famiglia. Sognando per il futuro».
Io e Raffaele innocenti «Adesso sono ingiustamente condannata, più consapevole che mai di questa esperienza e realtà dura e non meritata. Io spero ancora nella giustizia e segno un futuro. Anche se questa esperienza di tre anni pesa di angoscia e di paura. Eccomi qui davanti a voi, più intimorita che mai. Non perché ho paura della verità ma perché ho già visto la giustizia fallire. La verità su di me e Raffaele non è ancora riconosciuta e noi stiamo pagando con la nostra vita un crimine che non abbiamo commesso. Io e lui meritiamo la libertà come tutte le persone in questa aula oggi. Non meritiamo i tre anni che abbiamo già pagato e certamente non meritiamo altri. Io sono innocente. Raffaele è innocente. Non abbiamo ucciso Meredith. Vi prego di considerare veramente che ci sia stato uno sbaglio enorme nei nostri confronti. Nessuna giustizia viene giustizia viene resa a Meredith e ai suoi cari togliendo la vita a noi e facendoci pagare per qualcosa che non abbiamo fatto».
Non sono diabolica come mi dipingono «Io non sono la persona che l’accusa insiste che sia. Per niente. Secondo loro sarei una ragazza pericolosa, diabolica, gelosa, menefreghista e violenta. Le loro ipotesi dipendono su questo eppure io non sono mai stata quella ragazza. Mai. Le persone che mi conoscono sono testimoni della mia persona, il mio vero passato, non quello raccontato dai tabloid, vi dimostra che io sono sempre stata così come sono veramente. Se tutto questo non basta vi invito a chiedere alle persone che mi custodiscono da tre anni. Chiedete se sono mai stata violenta e menefreghista di fronte alle sofferenze che fanno parte delle vite spezzate in carcere. Vi diranno che io non sono così. Non ho mai rispecchiato l’immagine che ha dipinto l’accusa. Come avrei potuto essere capace di una tale violenza che ha subito Meredith? Come se fosse più importante e naturale di tutti i miei riferimenti e i miei valori. Di tutti i miei sogni e di tutta la mia vita. Come e’ possibile? Quella ragazza non sono io. Io sono la ragazza che dimostro da essere. Anche io sto chiedendo della giustizia. Raffaele e io siamo innocenti e chiediamo di vivere le nostre vite liberi. Non siamo responsabili della morte di Meredith. E nessuna giustizia è compiuta togliendoci le nostre vita».
L’inizio dell’udienza Con la relazione introduttiva del giudice «a latere» è ripreso stamani a Perugia il processo d’appello a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox condannati a 25 e 26 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher. I due imputati, detenuti dal 6 novembre del 2007, sono in aula accanto ai loro difensori (per il giovane pugliese l’avvocato Luca Maori e un sostituto di Giulia Bongiorno). «Per riassumere questa tragica vicenda – ha aperto la sua relazione Zanetti – si deve partire dall’unico fatto certo e obiettivo, il ritrovamento del cadavere di Meredith». Successivamente il giudice è passato all’illustrazione in aula degli appelli delle parti.
Amanda e Raffaele Oggi Sollecito si è presentato in aula con i capelli corti e indossando un maglione scuro a collo alto. Ancora visibilmente tesa la Knox che all’ingresso nella sala degli Affreschi ha tenuto lo sguardo verso il basso. La giovane di Seattle ha quindi rinunciato a essere assistita da un interprete. Dopo la relazione introduttiva è iniziato l’intervento delle difese che illustreranno la loro richiesta di riaprire il dibattimento per disporre una perizia sulle analisi svolte per individuare le tracce di Dna e per sentire nuovi testimoni.
Appello alla sentenza Contro la sentenza della Corte d’assise di Perugia hanno fatto appello anche i pm Manuela Comodi e Giuliano Mignini e, in particolare, contro la concessione delle attenuanti generiche e l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, riconosciuti in primo grado ai due ragazzi. Nuove memorie per provare l’estraneità di Raffaele e Amanda nell’omicidio della studentessa inglese sono state depositate anche dalle difese dei due ex fidanzatini. I legali dell’americana, in particolare, gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova, punteranno sulla richiesta di una nuova perizia relativa alle tracce biologiche esaminate dalla polizia scientifica e, in particolare, sul dna rilevato sul coltello ritenuto l’arma del delitto (sul quale sono state trovate tracce di dna di Amanda Knox e della vittima) e sulle macchie luminol positive rilevate nel corridoio del casolare di via della Pergola. Sono intenzionati a chiedere la riapertura dell’istruttoria dibattimentale, con l’ascolto di nuovi testimoni e la disposizione di nuove perizie, anche i legali dello studente di Giovinazzo, Luca Maori e Giulia Bongiorno.
Nuove perizie In particolare la richiesta di nuove perizie riguarda il dna rilevato sul gancetto di reggiseno della vittima e sul coltello indicato come l’arma del delitto e il computer sequestrato a casa di Sollecito, al quale il giovane si sarebbe trovato, secondo i legali, mentre la Kercher veniva uccisa. Nelle 427 pagine in cui la Corte d’assise di Perugia motiva la sentenza di condanna per Amanda e Raffaele, i giudici parlano di movente «erotico sessuale violento» che portò all’omicidio di Meredith Kercher, con i due ex fidanzati che «parteciparono attivamente all’azione delittuosa di Rudy, finalizzata a vincere la resistenza di Meredith, a soggiogarne la volontà e consentire così a Rudy di sfogare i propri impulsi lussuriosi».

