«È una sentenza che rappresenta un importante precedente a livello nazionale, che conferma altresì l’importanza del ruolo della fondazione». Ha commentato così il presidente della Fondazione Umbria contro l’usura onlus Alberto Bellocchi l’esito del procedimento penale per usura che il 16 gennaio si è celebrato con rito abbreviato presso il Tribunale di Livorno, concludendosi con la condanna dell’imputata a 2 anni e 6 mesi di reclusione, 4 mila euro di multa e il risarcimento delle parti civili costituite, fra le quali, oltre alle persone offese, figurava (con autonoma costituzione) la Fondazione Umbria contro l’usura. Con la sentenza il Gup del Tribunale di Livorno ha riconosciuto il risarcimento dei danni da quantificarsi in sede civile, assegnando altresì una provvisionale (provvisoriamente esecutiva) a favore di tutte le parti civili costituite.

Sentenza importante  «La sentenza ha un valore importante – ha sottolineato Bellocchi -, non soltanto per il riconoscimento dei danni diretti subiti dalle vittime dell’usura, ma anche per avere accertato e riconosciuto un autonomo danno alla Fondazione, in quanto ente portatore di interessi diffusi e generali, vista anche la natura pubblica dei fondi impiegati».

I fatti   Le persone offese, che risiedono attualmente in Umbria, ma all’epoca dei fatti residenti all’isola d’Elba (di qui la competenza del Tribunale di Livorno), avevano chiesto l’assistenza della Fondazione contro l’usura per poter accedere ai fondi previsti dalla legge “108/1996”, erano state ammesse al “tutoraggio legale” e ad una particolare linea di credito previsto dallo statuto dell’ente, e, assistite dagli avvocati Massimo Brazzi e Mattia Masotti, si erano costituite parti civili. La Fondazione aveva parimenti presentato un’“autonoma costituzione”, tramite la vicepresidente avvocato Lucia Baldoni, assistita dal dottor Alessandro Valente.