Quando gli hanno prospettato la scarcerazione per tornare in Albania ha detto che si sarebbe opposto: «Meglio la galera». Così la polizia lo ha dovuto accompagnare fino a Tirana per consegnarlo alla polizia locale. Gli agenti dell‘ufficio immigrazione della questura hanno concluso mercoledì sera l’operazione di rimpatrio di P.K., 30enne albanese, residente a Milano, in carcere dal 2009 quando era stato arrestato per scontare la condanna, diventata definitiva, a sette anni di carcere per la sua attività di produzione e traffico di stupefacenti, scoperta dalla polizia di Trento nel 2005.
Libertà? No, grazie Recentemente è stato trasferito al Carcere di Capanne e, durante il suo periodo di detenzione, sono state avviate le procedure per l’allontanamento dal territorio nazionale. Pur avendo scontato gran parte della sua pena, il 30enne non ha mai chiesto la sua scarcerazione, anzi, alla notizia della possibile decisione dell’ufficio di Sorveglianza di sostituirgli la pena residua con l’espulsione dall’Italia, ha manifestato l’intenzione di opporsi al provvedimento. Quindi in questura si è dovuto pianificare accuratamente il suo rimpatrio nel giorno della sua scarcerazione, avvenuto mercoledì.
L’accompagnamento con scorta Di prima mattina il suo trasferimento, con tre poliziotti di scorta, dal carcere di Capanne in questura. Quindi il suo trasferimento in auto, sempre con tre poliziotti di scorta, presso l’aeroporto di Roma Fiumicino per la partenza per Tirana. In aeroporto, altri tre poliziotti dell’ufficio Immigrazione della questura di Perugia, specializzati nella scorte all’estero, lo hanno imbarcato sull’aereo ed “accompagnato” nel suo viaggio in aereo fino a che non è stato consegnato, in territorio Albanese, ai poliziotti locali. La pena residua sarà automaticamente estinta tra 10 anni; se invece farà rientro illegittimamente in Italia sarà automaticamente ripristinato lo stato detentivo per l’esecuzione del restante periodo e sarà processato per l’ingresso clandestino nel territorio nazionale.
