di Fra. Mar.
«Ti devi dimettere perché non sei gradito». C’è scritto più o meno così nella lettera di minacce arrivata al presidente del consiglio regionale dell’Umbria Eros Brega. Non solo. Anche minacce di morte. Generiche, ma di morte. Dopo l’ufficialità che all’interno delle due buste, arrivate una al consiglio regionale e una a casa del presidente a Terni, non c’era antrace, iniziano a trapelare alcune indiscrezioni sul contenuto della busta che ha fatto tremare parecchie persone.
Stessa mano Ad escludere la presenza di antrace nel plico sono stati i tecnici dell’istituto zooprofilattico di Foggia che però non hanno indicato quale sostanza vi fosse all’interno. Le indagini, coordinate dal pm Angela Avila e dirette dal capo della Digos di Perugia Francesco Moretta, sono volte adesso a risalire al mittente delle due lettere che sarebbe lo stesso. Stessa calligrafia, stessa penna rossa usata per entrambe, stesso timbro postale sfocato nello stesso identico modo.
Analisi scientifica Adesso che le buste sono tornate a Perugia toccherà dunque alla polizia scientifica analizzarle perché potrebbero dare delle risposte molto utili all’indagine. Potrebbero ad esempio fornire impronte digitali o il dna di chi le ha inviate. Da accertare se la busta è stata chiusa con la saliva o con la colla. Verrà tutto analizzato scrupolosamente per capire chi è che vuole spaventare Brega.
