L'avvocato Fernando Mucci

di Enzo Beretta

Le telecamere ci sono. Riprendono ma non registrano. In altre parole è come se non ci fossero. Così il furto avvenuto durante la notte tra mercoledì e giovedì nello studio legale dell’avvocato Fernando Mucci in via XIV Settembre, davanti al tribunale penale di Perugia, rischia di rimanere impunito. La polizia scientifica sta lavorando su alcune impronte ma l’indagine è in salita.

I testamenti Intanto venerdì mattina l’avvocato Francesco Blasi del medesimo studio legale è andato in questura a depositare la denuncia. Sono elencati gli oggetti rubati: sei computer portatili e i soldi dalle casseforti. Due, quelle aperte con violenza a colpi di torchio (un oggetto rimediato in un fondino adiacente al palazzo). Il terzo forziere non è stato aperto: è stato solo danneggiato e per tirare fuori i testamenti custoditi è stato necessario l’intervento di un fabbro. Il bottino trafugato – si è appreso – ammonterebbe a circa cinquemila euro, contanti a disposizione degli avvocati per le spese di tutti i giorni.

LA FOTOGALLERY DELL’ASSALTO

La tapparella abbassata Ad avvisare le forze dell’ordine nel cuore della notte sono stati i condomini del palazzo disturbati dai rumori. Una pattuglia dei carabinieri è andata a fare un sopralluogo ma non si è accorta di nulla. Diversamente da come l’aveva lasciata la sera prima un collega di Blasi ha trovato la tapparella del suo ufficio abbassata.

Il lungo raid Ad accorgersi del furto, giovedì alle 8, è stato proprio Mucci che quella mattina sarebbe dovuto andare ad un processo a Città di Castello. «Si sono arrampicati sull’albero e sono entrati dalla finestra della segreteria – ha spiegato il noto penalista, uno tra i più apprezzati della città -. Con un ramo hanno bloccato la tapparella e poi hanno forzato l’infisso con gli scalpelli abbandonati dopo l’assalto. Quanto tempo saranno rimasti dentro? Secondo me un paio d’ore…».

Soqquadro e toghe per terra Durante la visita notturna sono stati aperti cassetti, svaligiate due casseforti, svuotati gli armadietti. Sul pavimento c’erano toghe e fascicoli. Disordine e carte dappertutto, quadri rimossi dalle pareti. Secondo gli investigatori ad agire sono stati almeno in tre, due dentro e un palo rimasto fuori ad attenderli, forse in macchina.

Il MacBook e le foto perdute Hanno rubato sei computer in tutto, non cinque come si pensava all’inizio. «Compreso il MacBook con le foto dei miei figli», è il commento amaro dell’avvocato-scrittore Nicola Mucci, il figlio di Fernando. Prosegue Blasi: «Molti documenti con il processo civile telematico vengono scannerizzati e dunque sono rintracciabili. Per i procedimenti penali però è un vero problema. Con questo disordine, poi, è tutto più difficile». Le speranze di avere immagini del raid notturno sono riposte in una telecamera del tribunale. Quelle del Comune, come detto, riprendono ma non registrano. Una pista, però, forse gli investigatori la stanno già battendo.

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