Al centro il capitano Marco Belilli

di Iv. Por.

«Possiamo dire di aver sventato un possibile nuovo femminicidio». Il capitano Marco Belilli, comandante della compagnia dei carabinieri di Spoleto, è categorico nel descrivere il profilo criminale del 39enne rumeno arrestato dopo un anno di latitanza: «È una persona pericolosissima, con tanti precedenti, anche per un tentato omicidio in ambito familiare. Ha minacciato più volte di morte la moglie, forse è tornato in Italia apposta».

Botte alla moglie L’operazione – descritta in conferenza stampa a Perugia – è stata messa a segno dai carabinieri di Preci, che da circa un anno erano sulle tracce dello straniero, condannato in via definitiva a 2 anni e 9 giorni dal tribunale di Spoleto per lesioni aggravate nei confronti della consorte e destinatario di un ordine di carcerazione. Il contesto in cui è maturata la vicenda è di grave disagio familiare. La coppia di connazionali viveva a Preci. Lui ha usato violenza diverse volte contro la moglie, anche davanti ai due figli. Fino a che lei ha deciso di mettere fine al suo calvario e si è arrivati alla denuncia e al processo.

La cattura del latitante Dopo la condanna, il 39enne si è reso irreperibile. Era ricercato in tutta Italia da circa un anno. Il 27 luglio scorso, i carabinieri scoprono che ha attivato un’utenza telefonica a San Cesareo, nella zona a sud di Roma, ma la usa talmente poco da non consentire di essere localizzato. I militari sanno che parte della sua famiglia vive a Tor Vergata. Così, immaginando un contatto iniziano servizi di pedinamento e osservazione per rintracciare il latitante, insieme ai carabinieri di Frascati. Domenica, in una delle case, viene individuato. Scatta immediato il blitz: catturato, l’uomo viene portato a Rebibbia.

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