di Maurizio Troccoli
Per anni il traffico di cocaina in Europa è stato raccontato attraverso i numeri dei grandi porti del nord del continente. Le cronache parlavano soprattutto dei sequestri record ad Anversa, Rotterdam o Amburgo: container controllati, tonnellate intercettate e operazioni antidroga sempre più spettacolari. Oggi quei numeri stanno cambiando. I sequestri nei principali hub portuali europei sono diminuiti, ma questo non significa che il traffico si sia ridotto.
Al contrario, secondo una recente analisi pubblicata da L’Inkiesta, che esamina due importanti report internazionali sul mercato europeo della droga – tra cui quello della ‘Global initiative against transnational organized crime’ con sede a Ginevra – la cocaina oggi circola in Europa con maggiore abbondanza, a prezzi più bassi e con livelli di purezza molto più alti rispetto al passato.
L’inchiesta parte proprio da questo apparente paradosso: meno sequestri non significa meno droga. Significa piuttosto che le organizzazioni criminali hanno cambiato strategia e stanno rendendo il traffico sempre più difficile da intercettare.
Il rapporto analizzato da L’Inkiesta si basa su ricerche sul campo condotte fino ai primi mesi del 2025 e mostra che il calo dei sequestri nei grandi porti europei non coincide con una diminuzione del mercato.
Come sintetizza l’inchiesta, «il calo dei sequestri nei grandi hub portuali non corrisponde a nessuna contrazione reale del mercato». Al contrario, la sostanza continua a circolare in abbondanza e il prezzo all’ingrosso è sceso a livelli storicamente bassi.
In Belgio e nei Paesi Bassi, due dei principali snodi europei del traffico di cocaina, nel 2025 il prezzo all’ingrosso è sceso a circa 15-16 mila euro al chilogrammo, mentre negli anni precedenti superava spesso i 25 mila euro. In Spagna si registrano valori ancora più bassi, tra 12 e 14 mila euro al chilo.
Secondo gli analisti questi numeri non indicano scarsità ma esattamente l’opposto. L’Inkiesta spiega infatti che «non sono segnali di scarsità: sono segnali di sovrabbondanza». Uno dei cambiamenti più importanti riguarda la logistica del traffico.
In passato le organizzazioni criminali puntavano su grandi carichi di cocaina nascosti nei container. Intercettare una spedizione significava sequestrare anche centinaia di chilogrammi in un solo colpo. Oggi la strategia è diversa. I trafficanti preferiscono dividere i carichi in spedizioni più piccole, spesso inferiori ai cento chilogrammi, molto più difficili da individuare.
L’inchiesta evidenzia che ad Anversa «il numero di singole intercettazioni è aumentato anche mentre i volumi totali scendevano». Significa che vengono trovati più carichi, ma di dimensioni minori. È una strategia di rischio calcolato. Le organizzazioni criminali accettano di perdere qualche spedizione pur di garantire che la maggior parte arrivi comunque a destinazione.
Un altro elemento che emerge dai report riguarda lo spostamento delle rotte. I controlli sempre più intensi nei porti del nord Europa stanno spingendo i trafficanti a diversificare i punti di ingresso nel continente. Non si tratta di un abbandono degli hub tradizionali, ma di una rete molto più ampia. Secondo l’analisi citata da L’Inkiesta, il Mediterraneo sta assumendo un ruolo sempre più importante. Il Marocco sarebbe diventato uno dei principali hub di transito nella parte occidentale del mare. Nel Canale di Sicilia si sta affermando un modello logistico diverso da quello dei grandi porti containerizzati: le spedizioni vengono lanciate in mare da navi in transito e recuperate da piccole imbarcazioni vicino alla costa.
Separare il trasporto oceanico dalla fase di recupero riduce il rischio per le organizzazioni criminali e rende più complicata l’attività investigativa. Alcune indagini hanno mostrato che tra la Sicilia e Malta si muovono anche carichi relativamente piccoli, a volte 10-15 chilogrammi nascosti nei veicoli, che sfruttano il traffico normale di passeggeri tra le due isole. In realtà si tratta spesso dell’ultima fase di spedizioni marittime molto più grandi.
Un segnale ancora più evidente della trasformazione delle rotte arriva dal Portogallo. All’inizio del 2025 è stato intercettato vicino alle Azzorre un sottomarino semiautonomo con quasi nove tonnellate di cocaina a bordo, uno dei tre sequestri di questo tipo registrati nell’arco di un anno. Forse il cambiamento più significativo riguarda però la filiera della cocaina.
Tradizionalmente la droga veniva prodotta e lavorata quasi interamente in America Latina. Oggi alcune fasi del processo si stanno spostando direttamente in Europa. Il report citato dall’Inkiesta documenta che nei Paesi Bassi nel 2024 sono stati scoperti 24 siti legati alla produzione di cocaina, tra laboratori di estrazione, cristallizzazione e confezionamento. In Spagna operazioni coordinate da Europol hanno smantellato laboratori capaci di produrre centinaia di chilogrammi al mese.
A lavorarci sono spesso specialisti provenienti dall’America Latina. L’inchiesta parla della presenza crescente di «cuochi» colombiani, tecnici esperti nella lavorazione chimica della cocaina che operano nei laboratori clandestini europei. Contemporaneamente gruppi criminali europei stanno espandendo le proprie attività nei paesi produttori dell’America Latina e dell’Africa occidentale per controllare direttamente l’accesso alla materia prima. Si tratta di una vera integrazione della filiera che rende il traffico più resistente agli interventi delle autorità.
Il risultato di queste trasformazioni è un mercato europeo della cocaina molto diverso da quello di pochi anni fa. Secondo i dati citati cinque anni fa la purezza media della sostanza venduta al dettaglio si aggirava tra il 30 e il 40 per cento. Oggi in alcuni paesi europei può superare l’80 per cento. Nel frattempo i prezzi al dettaglio sono rimasti relativamente stabili, tra 45 e 65 euro al grammo nelle principali città europee. La differenza è nella quantità e nella qualità. L’inchiesta spiega che «si comprava quasi un grammo, ora se ne comprano 0,6-0,7, però con una purezza molto più alta».
Anche in Umbria la cocaina resta una delle sostanze più presenti nel mercato delle droghe illegali, con un fenomeno che negli ultimi anni mostra segnali di stabilità nei sequestri ma di diffusione significativa nel consumo. Secondo la relazione annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell’Interno, nel 2023 in Umbria sono stati sequestrati circa 25,6 chilogrammi di cocaina, un dato solo leggermente inferiore ai 27 chilogrammi del 2022. I dati mostrano inoltre alcuni segnali di preoccupazione sul fronte dei consumi, soprattutto tra i più giovani. Nel 2023 i minorenni segnalati per uso di sostanze stupefacenti sono passati da 18 a 26, con un aumento del 44,4 per cento rispetto all’anno precedente. Il fenomeno emerge anche dai dati sanitari e giudiziari. In Umbria i ricoveri ospedalieri legati alla droga mostrano che in circa un caso su tre è coinvolta la cocaina, spesso associata ad altre sostanze o ad alcol. Le indagini e i sequestri indicano inoltre che la droga continua ad arrivare con relativa facilità sul mercato locale. Nel 2023 le operazioni antidroga nella regione sono state oltre 300, con decine di arresti e centinaia di denunce legate allo spaccio e al consumo. Nel complesso il quadro che emerge dalle fonti investigative e sanitarie è quello di un fenomeno radicato: i sequestri restano relativamente stabili, ma l’aumento dei consumatori segnalati – soprattutto tra i giovani – e i dati sanitari indicano che la cocaina continua ad avere un ruolo importante nel mercato delle droghe anche in una regione di dimensioni contenute come l’Umbria.
