di Enzo Beretta
Strasburgo accoglie in via preliminare il ricorso contro l’Italia presentato da Amanda Knox. La giovane di Seattle, assolta dall’accusa di aver ucciso a Perugia nel 2007 la studentessa Meredith Kercher, lamenta di aver subìto un processo ingiusto e di essere stata maltrattata durante l’interrogatorio in questura avvenuto la notte tra il 5 e il 6 novembre. Il dossier presentato da Amanda è stato ritenuto valido e la Corte europea dei diritti umani ha già comunicato il ricorso al governo italiano affinché possa difendersi.
Prima della condanna-bis Nell’articolato ricorso depositato il 24 novembre 2013, due giorni prima della requisitoria del processo d’appello-bis a Firenze, vengono elencati i motivi per cui lo Stato italiano non avrebbe assicurato ad Amanda un processo equo nel procedimento che ha comunque portato ad una condanna definitiva per la calunnia a Patrick Lumumba. I diritti della Knox sarebbero stati violati in quanto «non è stata informata in tempi brevi in una lingua a lei comprensibile della natura e dei motivi dell’accusa formulata a suo carico».
L’interrogatorio Durante quel famoso interrogatorio, stigmatizzato anche in una recente sentenza del tribunale di Firenze, l’americana afferma di non essere stata assistita da un legale. In più «gli scappellotti» ricevuti rappresenterebbero – è ancora spiegato – un trattamento inumano e degradante. Adesso il governo italiano dovrà fornire alla Corte le prove per discolparsi dalle accuse di Amanda.
Il legale di Amanda «Siamo molto soddisfatti che il ricorso sia stato giudicato ammissibile – spiega l’avvocato Luciano Ghirga -. E’ raro che questo tipo di istanze vengano ammesse. Dopo le deduzioni del governo italiano è probabile che la Corte proceda alla quantificazione della liquidazione che noi abbiamo richiesto per via equitativa».
