di Maurizio Troccoli

Lo chiamiamo Filippo, un nome di fantasia, il bambino che «è stato costretto» a lasciare la propria scuola perchè «emarginato dalla sua maestra e dal resto dei compagni su indicazione dei rispettivi genitori». La denuncia a Umbria24 arriva da Adriano Bruni, psichiatra e genitore di una bambina, amica di Filippo, e «compagna di classe durante i tre anni di asilo».

La vicenda Dal racconto di Adriano Bruni i fatti sarebbero accaduti alla scuola elementare «Falcone Borsellino di Perugia – dice – dove è giunto dopo avere frequentato la scuola dell’infanzia A. Manzoni, che si trova nello stesso stabile della scuola elementare, quindi appartiene allo stesso circolo didattico (Terzo circolo) della Falcone Borsellino. Quello che sto per raccontare – aggiunge – è una vicenda brutta e vergognosa».

Dall’asilo alla scuola «Superate le prime difficoltà del bambino – è il racconto di Bruni – al primo anno d’asilo, si è proceduto fino al terzo anno senza particolari problemi. Preciso che le insegnanti della scuola dell’infanzia si sono impegnate ad integrare nel gruppo scolastico Filippo con le loro competenze, con amore ed empatia e con l’aiuto della necessaria carica empatica che alcuni bambini del gruppo gli hanno dimostrato. Filippo, normalmente è un bambino molto affettuoso e socievole, aperto al rapporto con gli altri bambini». Bruni al telefono con Umbria24 racconta di avere conosciuto bene Filippo, proprio perchè la sua bambina è riuscita ad instaurare con questo amichetto un rapporto positivo. «La sua iperattività – ha detto – veniva contenuta grazia all’azione di amici come mia figlia e delle maestre».

Gli amici e le maestre «Dopo gli episodi critici – continua il racconto – il bambino si è confidato con le maestre o con gli amici dicendo loro che non voleva ‘fare il cattivo’, ma che gli scattava un ‘qualche cosa dentro per cui non riusciva più a controllarsi’». Terminerà l’asilo e arriverà il momento dell’inizio della scuola elementare. Con Filippo non ci sarà più la sua amichetta che andrà in una classe diversa dalla sua. Siamo al 15 settembre. L’attenzione del genitore della bambina, di Adriano Bruni appunto, che oltre ad essere affezionato a questo amichetto della figlia, va ricordato, è anche uno psichiatra, non si affievolisce.

A settembre «A fine percorso dell’asilo – dice Bruni – le maestre hanno presentato gli alunni alle loro colleghe della scuola primaria che li avrebbero dovuti prendere in carica. Quindi la maestra della scuola elementare era a conoscenza delle difficoltà del minore. Il 15 Settembre, Filippo è stato inserito alla prima classe della scuola Falcone Borsellino. Non trovando più l’ambiente confortevole dell’asilo e i suoi riferimenti di amicizia, ha iniziato ad avere episodi di iperattività. Alcuni genitori degli altri bambini hanno iniziato a protestare con l’insegnante perché, a detta loro, i loro bambini non potevano essere seguiti e non potevano accettare il comportamento iperattivo di Filippo. L’insegnante – aggiunge Bruni – invece di integrare il minore, come avevano fatto le insegnanti della scuola dell’infanzia, ha iniziato a isolarlo addirittura mandandolo fuori della classe, dalla collaboratrice scolastica, ovvero dalla bidella».

«Abbiamo le prove» Bruni aggiunge che «rispetto alla ripetuta emarginazione di questo bambino abbiamo evidenti prove. C’è stata persino un’occasione in cui è stato festeggiato il compleanno di un compagno di classe e il bambino, anche in quell’occasione, è stato tenuto fuori dalla classe, nonostante piangesse per rientrare in classe per quella festa. E nonostante gridava dicendo che voleva dire tutto alla sua mamma». Accadrà che «l’insegnante protesta con i genitori di Filippo, dicendo loro che il comportamento del proprio figlio le impediva di insegnare agli altri alunni. Anche nei momenti in cui rimaneva in classe – dice ancora Bruni – Filippo era isolato e nessuno degli altri alunni si rapportava con lui, anche perché alcuni genitori avevano raccomandato ai loro figli di non avvicinarlo». Bruni ha motivo di ritenere che «l’ insegnante ha rifiutato l’integrazione di Filippo e i suoi genitori, visto il crescente disagio che il loro figlio avvertiva all’interno della classe, si sono messi alla ricerca di una scuola disposta ad accogliere il proprio figlio chiarendo le sue difficoltà di iperattività. Il dirigente scolastico della nuova scuola, il Primo circolo, ha accettato di inserire Filippo e i genitori hanno chiesto il trasferimento».

«Indegna e vergognosa» Ciò a cui più tiene Bruni rispetto a «questa vicenda indegna e vergognosa» è dire «come sia possibile che un minore che già presenti una difficoltà , possa subire un trauma psicologico dovuto all’abbandono dei suoi amici ed un trasferimento in un’altra scuola, su cui penserà che è stata colpa sua perché è cattivo, anche se i genitori hanno cercato di fargli comprendere che lui non c’entra niente con il trasferimento. In una scuola pubblica come la Falcone Borsellino non può accadere che un insegnante si rifiuti di integrare un bambino iperattivo. Il suo comportamento trasmette un messaggio diseducativo nei confronti del diverso in quanto, invece che essere integrato, viene emarginato e colpevolizzato. Inoltre il messaggio dell’insegnante non fa altro che avvalorare il pensiero educativo di alcuni genitori che impedivano ai loro figli di avvicinare il minore disagiato».

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