Un mix di farmaci assunti il giorno dopo la condanna a tre anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale ai danni di sei suoi studenti. È morto così Francesco Parillo, docente di Anatomia presso la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Camerino. Romano di origine, si è formato ed è stato assistente universitario a Veterinaria di Perugia, dove è rimasto residente. Dal 2007 l’incarico a Matelica per l’Unicam. Il 29 aprile dello scorso anno era stato sospeso per lo scandalo scoppiato a seguito delle denunce.

Ucciso da mix di farmaci Parillo è stato trovato privo di sensi nella sua abitazione a Esanatoglia per poi morire durante la notte in ospedale. Secondo quanto riporta La Stampa, lunedì pomeriggio il Tribunale di Macerata lo aveva condannato a tre anni di carcere per violenza sessuale, per palpeggiamenti e carezze hard agli studenti dei suoi corsi, tre dei quali si erano costituiti parte civile. Da domenica non rispondeva al telefono e i suoi avvocati Gianmarco Russo e Francesco Copponi hanno avvertito vigili del fuoco e carabinieri, che lo hanno trovato seduto su una poltrona in stato d’incoscienza. Poi il trasporto in ospedale dove i medici hanno rilevato l’assunzione di diversi farmaci (in prevalenza oppiacei) e hanno tentato inutilmente di rianimarlo.

Negava le accuse «Il motivo per cui mi accusano è la cattiveria delle persone. Io sono un professore esigente e evidentemente qualcuno non mi può vedere. Mai avuto contatti sessuali con gli studenti». Così si era difeso in aula il professore nel processo per i fatti risalenti al 2011 e avvenuti nella sede universitaria di Matelica. «Gli atti di cui mi accusano? Erano del tutto normali senza alcuna valenza sessuale», aveva ribadito. Poi la condanna e il crollo psicologico. I giudici l’avevano assolto dal reato di tentata concussione, riconoscendolo però colpevole di violenza sessuale e e condannandolo a pagare una provvisionale di risarcimento di 3 mila euro a studente.

«Bullismo alle estreme conseguenze» Gli amici del docente non nascondo la rabbia. «Come agnello sacrificale è stato abbandonato alla ferocia dei lupi da istituzioni, colleghi ed amici», ha scritto il professor Massimo Zerani di Perugia in una mail a conoscenti, sempre secondo quanto riporta La Stampa. «Questo è un classico esempio di bullismo arrivato alle estreme conseguenze – ha aggiunto, parlando con i giornalisti -. Abbiamo perso un uomo di grande valore scientifico». Sul caso indagano i carabinieri di Camerino per chiarire la dinamica della morte, anche se il suicidio è l’ipotesi prevalente.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.