di Fra. Mar.
«In merito alle vicende riportate dai giornali negli ultimi giorni riferibili alla mia persona – dichiara il dottor Antonio Perelli in una nota -, non posso sottacere l’immenso dispiacere e stupore che si fonda su 35 anni di attività in cui mai un solo appunto mi è stato mosso».
Giunta mi ha confermato Anzi,«è vero il contrario – aggiunge Perelli -, in quanto la stessa giunta regionale, poco tempo fa, a seguito di sollecitazioni esterne, con una delibera, ha ribadito la piena fiducia nei miei confronti, confermandomi l’incarico dirigenziale di responsabile del servizio». Ciò nonostante, Perelli, indagato per associazione a delinquere, abuso d’ufficio e truffa, dice di confidare «non formalmente, ma sostanzialmente nell’operato della magistratura», dicendosi sicuro che la sua posizione sarà «definitivamente e positivamente chiarita». «Ho trovato il mio assistito assolutamente determinato e soprattutto lineare nell’approfondimento operato all’esito dei fatti – ha detto il suo difensore, l’avvocato Alessandro Vesi – Posso dire che il dottor Perelli – ha concluso il legale – è sicuro di chiarire ogni e qualunque aspetto di questa vicenda».
Le truffe Perelli però, oltre ad essere indagato per associazione a delinquere insieme agli altri funzionari della Regione Luca Orlandi e Linda Richieri e ai farmacisti Massimo Ceccarelli e Alessandro Rossi, è anche accusato di due diversi episodi di truffa ai danni del sistema sanitario regionale. Uno relativo ad un presunto danno di 91 mila euro: un ingiusto profitto che la farmacia Perelli sas, il cui titolare di fatto per gli inquirenti è lo stesso Perelli e non la madre anziana e invalida al 100%, avrebbe avuto ai danni del servizio sanitario regionale maggiorando i prezzi dell’ossigeno terapeutico, e un altro in cui Perelli avrebbe indicato un«prezzo maggiorato rispetto ai valori indicati nell’accordo regionale per la fornitura di ausili diagnostici per il diabete», inducendo in errore il Servizio Sanitario regionale, procurandosi un ingiusto profitto di 1522 euro.
Conflitto di interessi Ma più di ogni altra cosa il dottor Perelli è la figura centrale dell’inchiesta. «Il conflitto d’interessi – scrive il pm Mario Formisano – è risaputo, è terreno fertile su cui si sviluppano le piante della cattiva gestione della cosa pubblica e della corruzione. Nella vicenda in esame vi è un groviglio di relazioni equivoche, non vi è però prova di corruzione, ma vi sono ampie tracce di favoritismi e forzature della legge».
La ricostruzione della procura Che il pm riassume in pochissime parole: «Perelli Antonio, dirigente sino al febbraio 2015 del Servizio di accreditamento della direzione regionale salute, è il titolare di fatto di una farmacia. Tale farmacia avanza rimborsi dalla Regione per la fornitura di ossigeno per importi maggiorati rispetto a quanto previsto nella normativa vigente. Due importanti farmacisti in rapporti con Perelli, hanno ottenuto l’autorizzazione a gestire depositi farmaceutici senza averne i requisiti. Accertate le violazioni, la Regione non ha adottato alcun provvedimento sanzionatorio».
Il consorzio Inoltre, per la procura è «singolare» anche il fatto che «il figlio del dirigente del servizio accreditamento della direzione regionale salute della Regione Umbria partecipi ad un consorzio che si ripromette di migliorare la organizzazione delle farmacie consorziate». E dello stesso consorzio fa parte anche Alessandro Rossi, della farmacia Cortonese in cui i Nas hanno riscontrato circostanze irregolari rispetto al deposito di farmaci stupefacenti.«Tale circostanza- scrive il pm – dimostra che Perelli e Rossi sono in affari e forse proprio questo rapporto puo spiegare le vistose irregolarita emerse nella procedura amministrativa di deposito» della farmacia di Rossi.
