Indagano i Nas

di Fra. Mar.

Attualmente «non vi è prova di fatti di corruzione ma vi sono ampie tracce di favoritismi e forzature della legge» e anche «un groviglio di relazioni equivoche in cui sono coinvolti dei pubblici funzionari». E’ questa la sintesi che il pubblico ministero Mario Formisano mette nero su bianco nell’inchiesta sulla sanità che ha portato i carabinieri di Nas e sezione di polizia giudiziaria fin negli uffici del Broletto per sequestrare moltissimi documenti, riportata stamani su La Nazione.

Favoritismi e truffa Documenti che serviranno per corroborare o smentire la tesi accusatoria che ha individuato favoritismi e una maxi truffa di 91 mila euro ai danni del sistema sanitario regionale. I favoritismi si sarebbero concretizzati nei confronti di due farmacie, la Ceccarelli di Gubbio e la Cortonese di Perugia, a cui sarebbero state date le autorizzazioni regonali al deposito e alla distribuzione su larga scala di farmaci stupefacenti. Quegli stessi farmaci che finiscono nei mercati esteri per essere rivenduti in nero e permettere guadagni ingenti ( ipotesi al momento non contestata in questa indagine). E a concedere queste autorizzazioni sarebbe stato il dottor Antonio Perelli, in pensione da febbraio, nonostante le farmacie non avessero i requisiti richiesti.

Strani intrecci Non solo, secondo quanto scrive il magistrato, «accertate le violazioni la Regione non ha adottato alcun provvedimento sanzionatorio». E sarebbe proprio per questo che nel registro degli indagati sono finiti altri due funzionari: Luca Orladi e Linda Richieri, accusati insieme ad Antonio Perelli e ai due farmacisti di Gubbio e Perugia. In un caso poi , relativo alla farmacia di Perugia, gli inquirenti stanno passando al setaccio le relazioni lavorative intercorse tra i soggetti coinvolti: è emerso infatti che nel 2007 venne costituito un consorzio per «favorire maggiore efficienza ed una maggiore organizzazione nella gestione delle farmacie consorziate». Di questo consorzio facevano parte anche il figlio di Perelli e il titolare della farmacia perugina finita nell’inchiesta.

Conflitti e truffa La terza farmacia invece, quella Perelli sas di Deruta, è finita nel’inchiesta per una ipotesi di truffa contestata ad Antonio Perelli, che per gli inquirenti sarebbe il titolare «di fatto» dell’esercizio commerciale formalmente intestato all’anziana madre invalida al 100% . L’accusa di truffa ruota attorno alla maggiorazione de prezzo dell’ossigeno terapeutico, che, secondo l’accusa, gli avrebbe procurato un ingiusto profitto di 91 mila euro. Non solo, nell’informtiva dei militari, c’è un intero capitolo dedicato al «conflitto di interessi» su cui gli inquirenti stano svolgendo approfondimenti, ipotizzando che, mentre il dottor Perelli era a capo dell’ufficio accreditamento e autorizzazioni della Regione Umbria, gestisse anche la farmacia attraverso due fiduciarie.