Feliciano Polli, presidente Provincia di Terni (Foto Toni)

di Francesca Marruco

«Dobbiamo trovarle un ufficetto a pieno terra.. dobbiamo mandarla via », diceva un dirigente intercettato parlando di una collega. Uno dei quattro dipendenti che nella Provincia di Terni hanno fatto denuncia per mobbing  sarebbe stata oggetto di pressioni e ‘maltrattamenti’ a causa «della sua aperta opposizione alla stabilizzazione del personale precario – opposizione ( si legge nell’avviso di conclusione delle indagini) derivante dalla evidente e nota illegittimità di detta stabilizzazione – nonché per le posizioni della stessa consistite nel rifiutare di apporre il visto di regolarità tecnica in delibere illegittime».

Gli insulti  Il presidente dell’Ente Feliciano Polli, in qualche conversazione, «anche con persone esterne l’ha definita ‘ spia’», mentre De Guglielmo e Rosati «l’hanno definita ‘stronza ’ e affermando di doverla ‘mandare da un’altra parte..». Le offese si leggono nelle 18 pagine di avviso di conclusione delle indagini che il pm Elisabetta Massini ha fatto recaspiatre a 21 esponenti della Provincia di Terni al termine di due anni di indagine portati avanti dslla guardia di finanza.

Le stabilizzazioni  La dottoressa, insieme ad altre tre persone, ha denunciato mezza giunta Polli e le denunce si sono andate a sommare alle indagini già innescate sulla stabilizzazione di 17 precari, che secondo la procura della Repubblica di Terni non avrebbero avuto i requisiti per esserlo. Per questo episodio, ad alcuni esponenti della giunta Polli viene contestato il reato di abuso d’ufficio. E alcuni dipendenti della Provincia, quelli che  secondo la ricostruzione del pm Elisabetta Massini si sarebbero opposti alla  stabilizzazione di quei precari, sarebbero stati fatti oggetto di mobbing da parte di alcuni dirigenti e assessori. La dottoressa in questione, ad esempio,  nonostante rivestisse il ruolo di posizione organizzativa del servizio del personale, secondo il capo d’imputazione, non sarebbe stata invitata ad alcune riunioni e al suo posto sarebbe stata fatta andare una sua sottoposta e anzi sarebbe stata «estromessa da tutte le riunioni sindacali».

Richieste impossibili  A un’altra dipendente invece, che a causa dei maltrattamenti subiti sarebbe ora affetta da un «disturbo dell’adattamento cronico  di gradi elevato correlato all’ambiente di lavoro, con abbattimento del tono timico, insonnia e perdita della concentrazione», in una circostanza, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, le sarebbe stato richiesto «la trasmissione in un solo giorno dei dati relativi alle sanzioni irrogate e riscosse nel 2010».

Le imposizioni  Ai danni di un ingegnere anche lui presunta vittima di mobbing, sarebbero state convocate riunioni «quando lui era in congedo al fine di impedirgli la partecipazione e senza mettere il DG al corrente della collocazione in congedo, risultando quindi assente ingiustificato». E’ sempre lo stesso ingegnere a cui sarebbe stato «imposto» di «richiedere un numero di preventivi inferiore a quanto previsto dal regolamento dell’Ente ed indicando le ditte a cui richiedere i preventivi, imposizione – scrive il pm- effettuata mediante minaccia». In un’altra occasione invece gli sarebbe stato « intimato di predisporre atti complessivi in brevissimo arco di tempo al fine di poterlo poi sanzionare per l’inadempimento».

Le accuse  Oltre ai quattro casi di mobbing, i 21 indagati, a vario titolo, sono accusati di peculato ( per l’uso illecito di telefonini e di auto e autisti della polizia provinciale), di abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e diffamazione. Si perché, per la procura, alcuni dirigenti che hanno ‘ sparlato’ di alcuni colleghi, ( quelli che hanno sporto denuncia per mobbing) avrebbero diffamato. In una nota di due giorni fa la Provincia di Terni annunciava che molti degli aindagati avrebbero chiesto di essere sentiti dal pubblico ministero Massini per chiarire le loro posizioni.  Ma c’è da scommettere che gli accertamenti non finiranno qui.

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