di Enzo Beretta
La Procura della Repubblica di Perugia ha chiesto la condanna a due anni di reclusione per Lorenzo Mambrini, 48 anni, originario di Città di Castello ed ex commissario tecnico della nazionale di calcio cubana, imputato per truffa. Secondo l’impianto accusatorio l’allenatore avrebbe spillato «oltre 28 mila euro» a un padre disperato, facendogli credere di aver sposato la nipote di Fidel Castro e di poter così intervenire con agganci privilegiati presso le autorità dell’isola. La persona offesa era fortemente preoccupata per le «precarie condizioni di vita del figlio residente con la madre a Cuba» e puntava a ottenere l’affidamento del bambino. In questo contesto Mambrini – secondo l’accusa – avrebbe «carpito la fiducia millantando ottimi contatti con le autorità dell’isola e legami personali con la famiglia Castro, avendo sposato la nipote di Fidel Castro», prospettando una soluzione rapida e risolutiva della delicata vicenda familiare.
Le accuse Stando alla ricostruzione della Procura, Mambrini avrebbe agito «in concorso con altri soggetti non identificati», mettendo in atto «artifizi e raggiri» e «offrendo la disponibilità a interessarsi della vicenda familiare delicata e dolorosa» dell’amico. Tra gli episodi contestati ci sarebbe l’organizzazione di un incontro in videochiamata con presunti funzionari del governo cubano, indicati come persone di fiducia alle quali conferire una procura per seguire la pratica di affido del minore. A quel colloquio virtuale ne sarebbe seguito un altro con un «sedicente notaio». Inoltre, «prospettando il rischio di conseguenze gravemente pregiudizievoli per il minore», l’imputato avrebbe avanzato «reiterate e pressanti richieste» di denaro, giustificate con la necessità di sostenere spese per l’«acquisto dei biglietti aerei per il rimpatrio del minore», salvo poi «addurre a giustificazione del mancato viaggio la distruzione dei documenti e dei biglietti di volo».
Il denaro Secondo il capo di imputazione, Mambrini, difeso dall’avvocato Luca Gentili, ha «indotto in errore la persona offesa sulla effettività dei propri contatti e della propria intercessione, sull’evolversi della situazione personale e giudiziaria del minore, sulla reale destinazione delle somme richieste, procurandosi per sé e per gli altri l’ingiusto profitto di 28.226 euro, rendendosi poi irreperibile». Le somme sarebbero state versate attraverso bonifici bancari, dazioni in contanti e ricariche PostePay, alcune delle quali anche su un conto corrente intestato alla madre dell’imputato. Il procedimento è in fase conclusiva e la sentenza è attesa tra un mese, quando il giudice Alberto Avenoso si pronuncerà sulla richiesta di condanna avanzata dalla Procura di Perugia.
La difesa L’avvocato Luca Gentili che difende Mambrini ha eccepito la nullità: scondo il legale quando è iniziato il processo lui si trovava a Cuba e non ha mai ricevuto la citazione a giudizio. Contestata anche la tardività della querela: secondo Gentili le aggravanti contestate non sussistono. Chiesta, in ogni modo, l’assoluzione perché «il fatto contestato come truffa – viene riferito – in realtà deve essere ricondotto a un tentativo di prendere e portare via la madre il figlio pagando».
Le parole di Mambrini «Non ho utilizzato denaro per fini personali, ma d’accordo con il padre del bambino, per attivare le procedure legali relative al figlio della persona offesa a Cuba – sono le parole di Lorenzo Mambrini a Umbria24 -. Sono stato chiamato, non ho cercato mai nessuno. Per quanto riguarda la mia conoscenza con la nipote di Fidel Castro Ruz è vero, è stata mia moglie, come risulta dagli atti depositati in tribunale al Giudice Dottor Alberto Avenoso».
