Un'auto della Guardia di finanza

Un castello in un antico borgo sulle colline umbre, con tanto di parco e piscina. Il problema è che tutto era stato dichiarato come negozio. A fare la scoperta è stata la Guardia di finanza che, su richiesta della procura di Lecco che sta conducendo le indagini, ha sequestrato il castello a un imprenditore brianzolo (indagato per evasione fiscale), coinvolto in due operazioni chiamate «Crazy racing» e «Poker racing». Stando a quanto sostiene l’accusa, due società riconducibili all’imprenditore di Merate (la Poker Project e la XYZ Racing Team) specializzate nel campo dell’organizzazione e promozione di eventi sportivi hanno per anni abbassato la base imponibile utilizzando sia fatture per operazioni inesistenti, che sovrafatturando servizi realmente effettuati.

I trucco L’abbattimento della base imponibile avveniva mediante l’utilizzo di fatture false emesse da sette società romane: tutte riconducibili allo stesso domicilio, prive di una minima struttura organizzativa e con vita operativa non più lunga di un esercizio. Le società erano tutte intestate a cittadini sudamericani nullatenenti sul territorio italiano e sistematicamente trasferite in America Latina una volta esaurita la loro ‘utilità’. Stando alle indagini condotte dal pm Paolo Del Grosso, l’imprenditore avrebbe evaso milioni di euro di imposta. Gli inquirenti hanno anche scoperto il meccanismo grazie al quale l’imprenditore cercava di far perdere le tracce del denaro drenato: il tutto avveniva attraverso prelevamenti di contanti, monetizzazioni di titoli al portatore in denaro contante e cambio assegni allo sportello; in praticava, non si transitava mai dal conto corrente.

Già denunciato Nel corso delle indagini è emerso anche che l’imprenditore è stato denunciato nel 2013 per reati fiscali e che è molto attivo nel settore delle sponsorizzazioni sportive. L’uomo risulta essere poi titolare di una squadra di volley, che milita in un campionato semiprofessionistico, e ha il pallino degli investimenti immobiliari alcuni dei quali, come nel caso del castello umbro, stando alle carte sono stati acquistati tramite proventi illeciti.